Bitcoin scivola sotto i 109.000 dollari nonostante i dati sull'inflazione USA

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Bitcoin ignora la pubblicazione degli indicatori sull'inflazione statunitense e scivola sotto la soglia chiave di 109.000 dollari. L'apertura dei mercati di Wall Street ha coinciso con una nuova minaccia per la criptovaluta, spingendola verso minimi mensili. Il PCE, il dato sull'inflazione monitorato dalla Federal Reserve, non è riuscito a fornire la spinta rialzista che alcuni operatori si aspettavano, lasciando il campo libero alle pressioni ribassiste. Queste hanno approfittato della situazione per fare breccia in un livello di supporto fondamentale, come evidenziano i dati di Cointelegraph Markets Pro e TradingView. La discesa ha continuato ad attirare liquidità, aumentando i volumi di scambio in una fase di evidente tensione.

Una settimana difficile per le criptovalute

La settimana appena conclusa si è rivelata particolarmente difficile per l’intero settore. Vendite imponenti hanno cancellato, in soli tre giorni, i guadagni accumulati nell’ultimo mese. Si stima che siano stati erosi complessivamente circa 162 miliardi di dollari dalla capitalizzazione di mercato globale, scesa sotto la soglia dei 4.000 miliardi. In questo contesto, Bitcoin ha perso la quota di 110.000 dollari, trovandosi in una posizione delicata che gli analisti osservano con attenzione.

Le prospettive e i livelli di supporto critici

L’evoluzione futura, secondo l'analista Kevin di Kev Capital TA, dipenderà dalla capacità del mercato di difendere una zona di supporto critica, identificata tra i 107.000 e i 98.000 dollari. Sebbene il pullback attuale, che ha portato a un calo del 12% rispetto al massimo storico, possa apparire severo, esso rientrerebbe in uno schema stagionale ben noto. La struttura del ciclo rialzista, pertanto, non sembra essere compromessa, a patto che quel fondamentale livello di prezzo non venga perforato in modo netto.

Il potenziale catalizzatore: Vanguard e gli ETF

Uno degli elementi di discussione in queste fasi riguarda il potenziale ruolo di Vanguard. Si vocifera che la società finanziaria potrebbe rimuovere il divieto che attualmente impedisce ai propri clienti di negoziare gli ETF sul bitcoin attraverso la sua piattaforma di brokerage. Una mossa del genere, aprendo le porte a un capitale gestito stimato in circa undici trilioni di dollari, potrebbe sbloccare una domanda significativa. Alcuni calcoli suggeriscono che, con un'allocazione simile a quella di BlackRock, si potrebbe liberare un afflusso di circa 74 miliardi di dollari. La prossima settimana, con la pubblicazione del rapporto sul mercato del lavoro statunitense, potrebbe quindi rivelarsi decisiva per la traiettoria degli ETF spot e, di conseguenza, per il prezzo del bitcoin stesso.

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