Criptovalute, persi oltre 1.000 miliardi in sei settimane mentre Bitcoin scivola sotto i 90.000 dollari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato delle criptovalute, dopo aver toccato vertici che sembravano inarrivabili, sta affrontando una delle sue fasi più complesse, segnata da una perdita di valore che, in sole sei settimane, ha eroso oltre mille miliardi di dollari. Questo crollo, di portata storica, è direttamente riconducibile a un repentino cambiamento di rotta degli investitori, i quali, preoccupati dalle valutazioni giudicate ormai eccessive dei titoli tecnologici e dall’incertezza che avvolge le prossime decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse, hanno iniziato a disfarsi massicciamente degli asset considerati più speculativi. L’intero ecosistema digitale, che conta al suo interno oltre diciottomila valute differenti monitorate da piattaforme specializzate, ha visto così contrarsi il suo valore complessivo di circa un quarto rispetto al picco registrato all’inizio di ottobre, un dato che, oltre a tradursi in numeri assoluti impressionanti, delinea una frattura significativa nella fiducia dei mercati.

Il tracollo tecnico di Bitcoin

Proprio mentre gli analisti discutevano animatamente sull’eventuale inizio di un mercato ribassista strutturale, Bitcoin, la criptovaluta per antonomasia, ha infranto il supporto psicologico dei novantamila dollari, toccando un minimo locale di 89.258 dollari e cancellando in un sol colpo tutti i guadagni accumulati nel corso del 2025. Il deterioramento, che nell’arito di una sola settimana ha fatto segnare un calo superiore al tredici percento, non è stato soltanto numerico ma anche tecnico, con la formazione sul grafico del cosiddetto “death cross”. Questo indicatore, che spesso viene interpretato come un segnale di prolungata debolezza, si verifica quando la media mobile dei cinquanta giorni incrocia al ribasso quella dei duecento, un evento che, di per sé, ha contribuito non poco ad alimentare le discussioni tra gli operatori e a rafforzare un sentiment già di per sé estremamente cauto.

Il quadro generale e la resistenza delle altcoin

Sebbene l’attenzione sia quasi interamente concentrata sulle performance di Bitcoin, che dal massimo di ottobre ha perso quasi un terzo del suo valore, superando i centoventiseimila dollari, il quadro d’insieme presenta delle sfumature che vale la pena di considerare. I dati on-chain e i flussi istituzionali, infatti, dipingono uno scenario fortemente contrastato, nel quale non mancano elementi di relativa tenuta. Alcune monete alternative, le cosiddette altcoin, hanno mostrato una resistenza maggiore alla discesa, almeno in termini percentuali, suggerendo come la fuga dagli asset speculativi non stia colpendo in maniera uniforme tutti gli strumenti disponibili. Ciò non toglie, però, che la brusca frenata dell’appetito per il rischio a livello globale stia mettendo a dura prova l’intera architettura del settore, spingendo molti a interrogarsi sulla sua stabilità di medio periodo.

Le cause profonde della correzione

All’origine di una correzione così violenta, come spesso accade in finanza, non c’è un unico fattore scatenante, bensì un concorso di cause che hanno agito in sinergia. L’incertezza sulla politica monetaria della Fed, la quale potrebbe essere costretta a mantenere i tassi di interesse più alti e per un periodo più lungo del previsto per contrastare le pressioni inflazionistiche residue, ha indotto molti grandi investitori a ridurre l’esposizione verso asset privi di una copertura tangibile. A questo si è aggiunta una rivalutazione generale del rischio, con molti che, dopo aver spinto le valutazioni dei titoli tech a livelli record, hanno cominciato a realizzare gli utili e a cercare rifugio in strumenti considerati più sicuri, lasciando che la paura di un rallentamento economico facesse da detonatore per una vendita così massiccia.

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