Kylie Jenner e Timothée Chalamet, l’arancione del ping pong mette a tacere le voci di crisi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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I riflettori del Samuel Goldwyn Theater a Los Angeles, accesi per la première del film “Marty Supreme”, hanno fatto da sfondo a una smentita silenziosa e cromatica, quella di Timothée Chalamet e Kylie Jenner, apparsi in perfetta sintonia estetica e di coppia. Le voci, che nei mesi scorsi avevano ipotizzato una possibile crisi sentimentale tra l’attore e l’imprenditrice, sono state così dissipate da un’apparizione pubblica tanto coordinata da sembrare una dichiarazione programmatica, un manifesto d’intenti costruito sui toni dell’arancione brillante, un colore che non passa certo inosservato. Si è trattato, per loro, della seconda uscita ufficiale su un red carpet, un dato che di per sé suggerisce una stabilizzazione di un legame, il quale, proprio per la notorietà dei protagonisti, viene costantemente osservato e scrutato, spesso oltre il dovuto.
Il codice vestimentario come linguaggio
La scelta di affidare a Chrome Hearts, marchio celebre per le sue creazioni in stile rock-chic, il compito di realizzare due outfit su misura e in totale abbinamento, rivela una precisa volontà di comunicare unità, se non proprio complicità. Lui, Chalamet, ha abbracciato un look total look in pelle lucida della stessa tinta, una tonalità di arancione così intensa da richiamare immediatamente la pallina da ping pong, elemento centrale della pellicola in cui interpreta un giovane aspirante campione. L’abito, completato da una camicia di seta e stivali nello stesso colore, rappresenta una svolta significativa rispetto all’estetica che lo ha reso icona di una mascolinità fragile e romantica, quella del ragazzo con la schiena nuda a Venezia o del volto dei film di Guadagnino. Un cambiamento, il suo, che sembra segnare un nuovo capitolo, più audace e performativo, forse riflesso delle esigenze di un ruolo atletico e competitivo come quello di un giocatore di ping pong.
Dai dettagli d’autore al ruolo sul set
Non sono mancati, naturalmente, gli accessori studiati per rimandare al tema del film: oltre ai tipici dettagli argentati a forma di croce del brand, Chalamet ha sfoggiato un raffinato porta-paddle, un oggetto che travalica la semplice funzione per diventare parte integrante della narrazione del suo personaggio. La Jenner, dal canto suo, ha scelto un maxi dress dello stesso colore fiammante, arricchito da tagli e cut-out che ne hanno esaltato la silhouette, mantenendo una coerenza visiva assoluta con il compagno. Alla serata, l’attore ha anche avuto modo di parlare della sua esperienza di lavorazione, soffermandosi sulla costruzione del personaggio e sulle sfide di un set che, trattando di uno sport di precisione e reattività come il ping pong, richiedeva una preparazione fisica e mentale non indifferente.
Estetica e percezione pubblica
L’immagine proposta dalla coppia, dunque, va ben oltre la semplice cronaca mondana o la risposta alle maliziose voci di gossip, configurandosi come un atto di comunicazione complesso. In un solo gesto, hanno saputo legare la promozione di un progetto cinematografico alla conferma del loro status di coppia, utilizzando il codice della moda come linguaggio privilegiato. Quell’arancione così deciso, mentre segna una netta discontinuità con lo stile più introspettivo e “artistico” che aveva caratterizzato l’ascesa di Chalamet, dimostra come l’attore sia ormai un personaggio in grado di muoversi con disinvoltura tra diversi registri, da quello dell’autore a quello del blockbuster, portando con sé una cifra stilistica sempre riconoscibile, seppur in evoluzione. La serata di Los Angeles, in definitiva, ha chiuso un cerchio: quello delle dicerie, certo, ma anche quello di un’immagine pubblica che si rinnova senza tradire la propria essenza.




