Zucchero contro l’Eurovision: «Fa schifo, solo i Måneskin si salvano». E su Sanremo: «È una partita a ping pong»

Zucchero contro l’Eurovision: «Fa schifo, solo i Måneskin si salvano». E su Sanremo: «È una partita a ping pong»
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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   «Il Premio Nobel per la Pace al popolo di Lampedusa? Va benissimo, è giusto così. Basta che non lo diano a Trump». A dirlo, con la consueta schiettezza che non gli concede tregua, è Zucchero Fornaciari, incontrato a poche ore dal concerto che lo ha visto protagonista lunedì 6 luglio allo stadio Dall’Ara di Bologna.

Il bluesman emiliano, reduce dalla tappa di Udine e in piena tournée estiva, ha approfittato dell’occasione per intervenire su diversi temi caldi, spaziando dal nuovo regolamento del Festival di Sanremo al giudizio sull’Eurovision Song Contest, passando per il rispetto nei confronti di Francesco De Gregori e le dinamiche del live contemporaneo, senza mai rinunciare a un linguaggio diretto e talvolta graffiante. L’incontro con la stampa, prima del concerto, ha delineato il profilo di un artista che non intende certo passare inosservato, anche fuori dal palco.

I progetti live tra San Siro e l’Arena di Verona

Il tour attuale, intitolato “Baila (sexy thing) 25th – Under the Moonlight”, celebra i venticinque anni dell’omonima hit uscita nel 2001 e si snoda attraverso sei imperdibili appuntamenti italiani, ma le novità per il futuro non mancano di certo. L’artista di Roncocesi, che ha già venduto oltre sessanta milioni di dischi in una carriera lunga più di quarant’anni, ha annunciato il gran finale del tour per il 10 giugno 2027 allo stadio San Siro di Milano, una data destinata a chiudere in bellezza questo ciclo di celebrazioni.

Non è tutto, perché il 2027 sarà un anno speciale anche per un altro motivo: i quarant’anni dalla pubblicazione di “Blue's”, l’album che segnò una svolta epocale nella sua carriera e che contiene brani iconici come “Senza una donna” e “Solo una sana e consapevole libidine”. Per festeggiare questo importante anniversario, Zucchero ha programmato ben dieci concerti all’Arena di Verona, previsti per settembre 2027, intorno alla data del suo compleanno.

E l’appuntamento con il pubblico veronese non si esaurirà lì, perché altre dieci date sono già state fissate per il 2028, trasformando l’Arena in una delle sue case artistiche per un intero biennio.

Sanremo, Eurovision e il rapporto con i giovani artisti

Ma è sulle questioni musicali più dibattute del momento che Zucchero ha scelto di far sentire la sua voce senza mezzi termini.

Interpellato sul nuovo regolamento di Sanremo 2027, che prevede una selezione apposita per l’Eurovision e non l’invio automatico del vincitore, il cantautore ha espresso un giudizio più che favorevole: «Sanremo non è un campionato mondiale, al massimo è una partita di ping pong» ha dichiarato, sottolineando come la scelta del rappresentante italiano per la kermesse europea debba ricadere su un artista con le qualità per competere a livello internazionale.

Il giudizio sull’Eurovision Song Contest è stato, se possibile, ancora più tranchant: «L'Eurovision fa schifo in ogni modo» ha affermato, salvo poi concedere una sola eccezione: i Måneskin, che secondo lui sono stati gli unici a trasformare quella vittoria in una carriera duratura, a differenza di molti altri vincitori presto dimenticati.

Zucchero ha poi speso parole anche per le nuove generazioni di artisti, riconoscendo la loro capacità di riempire gli stadi e di muoversi con abilità sui social media, definendoli «macchine da guerra» per la comunicazione, pur lasciando intendere una certa distanza dal loro modo di fare musica, fatto di «balletti e sculettamenti» a scapito, forse, della sostanza vocale.

De Gregori, il Nobel e lo spirito del blues

Senza mai sconfinare nella polemica, il bluesman ha affrontato anche il tema del ruolo politico degli artisti, accennato dalle recenti dichiarazioni di Francesco De Gregori. «Non oserei mai contraddirlo in pubblico» ha ribadito Zucchero, ricordando il sodalizio artistico che li ha visti collaborare in passato e citando il concetto di “contengo moltitudini”, tratto da Walt Whitman e ripreso da Bob Dylan, per spiegare come in un artista risiedano inevitabilmente tanti dubbi e sfaccettature, senza mai voler giudicare le posizioni altrui.

Sul fronte dell’attualità politica, la sua battuta sul Premio Nobel per la Pace al popolo di Lampedusa, proposta da Dacia Maraini, ha offerto un ulteriore spunto per ribadire le sue posizioni, con il corollario finale di escludere categoricamente l’attuale presidente degli Stati Uniti dalla corsa al riconoscimento. Un’uscita che ha confermato la sua inclinazione a dire ciò che pensa, anche a costo di far discutere.

Il concerto al Dall’Ara, aperto dal suggestivo voice-over «Io vengo da un altro posto, da un altro blues, da un’altra solitudine», è stato la conferma che, nonostante le critiche e le riflessioni, la sua musica rimane un punto di riferimento in grado di attraversare le generazioni e i generi, senza mai perdere la sua autenticità più profonda.

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