Mosca accusa il regime di Kiev: "È una cellula terroristica internazionale con una vena neonazista"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la comunità internazionale volge lo sguardo verso Ginevra, dove oggi e domani è in programma un nuovo, delicato round negoziale tra Russia, Stati Uniti e Ucraina, Mosca rilancia la sua propaganda con un’accelerazione retorica senza precedenti. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, è tornata a caricare a testa bassa contro il governo ucraino, definendolo, nel corso di un'intervista televisiva andata in onda sul canale Channel One all'interno del programma Big Game, niente meno che una "cellula terroristica internazionale" caratterizzata da marcate "tendenze neonaziste" -2-7. Una sortita lessicale, quella della diplomatica, che non lascia spazio a interpretazioni e che sembra studiata per alzare ulteriormente la tensione proprio alla vigilia dell'incontro che dovrebbe, sulla carta, provare a delineare un percorso di tregua.

Le parole di Zakharova, riportate dall'agenzia di stampa russa Ria Novosti, non si sono limitate a una generica condanna politica. La portavoce ha lanciato una provocazione diretta a coloro che definisce "decine di migliaia di esperti mondiali di terrorismo internazionale", chiedendo loro, con una punta di sarcasmo, come mai nessuno abbia ritenuto opportuno organizzare una tavola rotonda o una sessione di studio specifica durante la recente Conferenza sulla Sicurezza di Monaco -7. Un incontro, quello bavarese, che ha visto susseguirsi interventi e dichiarazioni ma che, secondo Mosca, avrebbe colpevolmente ignorato quella che per il Cremlino rappresenta ormai una metamorfosi compiuta: il passaggio del regime di Kiev da "regime fantoccio che giocava a fare democrazia" a entità terroristica a tutti gli effetti, con una "caratteristica unica" rappresentata da quella che Zakharova definisce una "vena neonazista".

Nel suo intervento, la rappresentante del ministero degli Esteri russo ha poi tentato di delineare i contorni operativi di questa presunta deriva terroristica. Ha parlato, citando fonti giornalistiche locali, di attacchi pianificati contro la popolazione civile e, particolare su cui ha voluto insistere con forza, di azioni ripetute contro gli operatori dei servizi di soccorso e il personale medico. Un modus operandi, ha spiegato Zakharova, che vedrebbe i responsabili colpire e poi tornare sul luogo per mirare anche a soccorritori e sanitari, rivelando, a suo dire, un "odio animalesco" che configurerebbe gli estremi del terrorismo internazionale -7. Una narrazione, questa, che si inserisce in una strategia comunicativa volta a delegittimare completamente l'interlocutore ucraino, dipingendolo come una minaccia non solo per la Russia ma per la stabilità globale. Un conglomerato di Paesi, ha aggiunto la portavoce riferendosi all'alleanza atlantica, che sotto l'egida della Nato sostiene Kiev con armi, denaro e supporto politico, alimentando di fatto questa cellula terroristica.

Un vertice di pace già in salita tra scetticismo e accuse incrociate

Il tempismo dell'accusa non è certo casuale. L'avvio del vertice di Ginevra, che vedrà sedute allo stesso tavolo le delegazioni di Stati Uniti, Russia e Ucraina, è già segnato da un clima di profonda sfiducia. Fonti diplomatiche citate dalla stampa internazionale nei giorni scorsi avevano già lasciato intendere come le speranze di una svolta improvvisa fossero quanto mai flebili, con le due parti in conflitto che continuano a scambiarsi responsabilità sul mancato progresso dei negoziati. La mossa di Mosca, con la dichiarazione di Zakharova, sembra voler spostare l'asse del contendere su un piano valoriale e giuridico ancor più radicale, rendendo se possibile ancora più impervio il cammino dei diplomatici.

La delegazione ucraina, guidata dal segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale Rustem Umerov, è giunta in Svizzera con l'obiettivo dichiarato di lavorare per una "pace stabile e duratura", ma la realtà sul campo racconta di un confronto che si trascina stancamente da mesi -5. Da parte russa, il fatto che il capo delegazione sia Vladimir Medinsky, consigliere presidenziale noto per la sua linea dura, è stato letto da più parti come un segnale di irrigidimento, una volontà di non concedere terreno e di dettare condizioni -4. In questo quadro già complesso, le parole della portavoce del ministero degli Esteri russo rischiano di suonare come una pietra tombale su qualsiasi ipotesi di dialogo costruttivo, trasformando la cornice diplomatica di Ginevra in un palcoscenico per monologhi inconciliabili, più che per un effettivo scambio di proposte.

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