Autonomia differenziata, la Corte costituzionale si esprime
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Alle 18, nell'auditorium San Francesco di Perugia, una chiesa duecentesca sconsacrata, si è tenuto il comizio finale dei leader del centrodestra in Umbria. Tuttavia, l'attenzione si è presto spostata sui cellulari di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani, quando è giunto un comunicato della Corte costituzionale riguardante l'autonomia differenziata. La Corte ha dichiarato costituzionalmente legittima la riforma, pur sottolineando la necessità di interventi parlamentari per colmare i vuoti segnalati.
La battaglia contro l'autonomia differenziata, che ha unito le opposizioni dentro e fuori il Parlamento, è iniziata subito dopo l'approvazione della legge Calderoli, promulgata il 26 giugno scorso dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La riforma, sostenuta dalla Lega e dall'intera maggioranza, mira a consentire alle Regioni di richiedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Ora, la palla passa al Parlamento, che dovrà modificare le parti della legge dichiarate illegittime dai giudici costituzionali.
La corsa verso le elezioni europee, imposta dalla Lega, è stata vissuta come una forzatura da Fratelli d'Italia e Forza Italia, che ora vedono l'opportunità di apportare alcuni aggiustamenti. Michele Ainis, costituzionalista e professore emerito all'Università Roma Tre, ha definito la legge Calderoli uno "zombie", una scatola vuota che resta in piedi ma che potrebbe essere completamente abrogata da un eventuale referendum, la cui decisione spetta alla Cassazione.
Nel frattempo, i governatori, le piazze e la CGIL si sono mobilitati, esultando per la decisione della Corte costituzionale.




