Il farmaco antifumo Recigar entra nel prontuario del Servizio sanitario nazionale, mentre a Firenze la Lilt riprende il corso "Prova la libertà"

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’Italia, si sa, è un paese dove la sigaretta resiste nonostante decenni di campagne e divieti, eppure da qualche settimana lo scenario terapeutico per chi tenta di liberarsi dalla dipendenza è cambiato in modo sostanziale. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il farmaco Recigar – il cui principio attivo è la citisina – è diventato ufficialmente rimborsabile dal Servizio sanitario nazionale, una misura che lo rende il primo trattamento specificamente indicato per smettere di fumare a essere coperto da fondi pubblici. Nessun altro farmaco antifumo, finora, aveva ottenuto questo riconoscimento, e la svolta arriva in un momento in cui il bisogno di strumenti efficaci si fa sentire, aggravato dalle conseguenze polmonari e cardiovascolari di un'abitudine ancora troppo radicata.

Citisina, nessun esame del sangue obbligatorio ma serve un’attenta anamnesi medica

Prima di assumere la citisina, occorre chiarire un punto che molti pazienti fraintendono: non esiste alcun protocollo che imponga esami del sangue "obbligatori", ma la somministrazione del farmaco non può prescindere da un’approfondita anamnesi medica. Il medico curante, o lo specialista, deve valutare lo stato di salute generale del fumatore perché la citisina agisce direttamente sui recettori nicotinici, e proprio questo meccanismo può influenzare il sistema cardiovascolare in modo non trascurabile. Chi ha avuto un infarto del miocardio in tempi recenti, o soffre di aritmie, o ha subito un ictus, va sottoposto a una visita accurata prima di ricevere la prescrizione; senza queste cautele, il beneficio atteso rischierebbe di trasformarsi in un problema clinico.

Riparte a Firenze il corso Lilt "Prova la libertà": otto incontri con la psicoterapeuta Silvia Marini

Ma il fumo non è solo una questione di molecole e recettori, ed ecco che il 10 aprile riprende a Firenze il corso antifumo organizzato dalla Lilt, la Lega italiana per la lotta contro i tumori, dal Titolo "Prova la libertà, lascia indietro la sigaretta". Gli incontri, otto in totale, si terranno ogni martedì e venerdì dalle 19.30 alle 21 nella sede dell’associazione in viale Giannotti, e saranno condotti dalla dottoressa Silvia Marini, psicologa e psicoterapeuta. "Il nostro metodo – spiega Marini – punta sulla motivazione personale: per dire addio alle sigarette è fondamentale individuare per ciascuno quella giusta". Niente ricette universali, insomma, ma un lavoro quasi artigianale sulla storia e sulle abitudini di chi chiede aiuto.

Le app per smartphone triplicano le probabilità di smettere, secondo uno studio su BMJ Evidence Based Medicine

E mentre la sanità pubblica si dota di un nuovo farmaco e i corsi di gruppo tornano in presenza, c’è un altro strumento che sta dimostrando la sua utilità: le applicazioni sullo smartphone. A rivelarlo è uno studio pubblicato di recente sulla rivista scientifica BMJ Evidence Based Medicine, secondo cui le app pensate per chi vuole smettere di fumare – in particolare quelle basate su solide teorie psicologiche – sono tre volte più efficaci di un supporto minimo o nullo nell’aiutare le persone a mantenere l’astinenza a lungo termine. Non tutte le app funzionano allo stesso modo, precisano i ricercatori: quelle che forniscono un sostegno psicologico strutturato, con promemoria, tracciamento dei craving e tecniche di distrazione, offrono un vantaggio reale rispetto al semplice conteggio dei giorni senza sigaretta. Provarcela in completa solitudine, insomma, è molto più difficile che affidarsi anche solo a un assistente digitale, purché ben progettato.

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