La principessa Kate omaggia la Nigeria con il verde e la tiara di Lady Diana al banchetto di Stato a Windsor
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non è soltanto una questione di protocollo, e nemmeno di semplice eleganza, quella a cui si è assistito nella serata di mercoledì a Windsor Castle, quando re Carlo III e la regina Camilla hanno ospitato il presidente della Nigeria, Bola Ahmed Tinubu, e la first lady Oluremi Tinubu per il primo banchetto di Stato dell'anno. Si tratta, piuttosto, di un linguaggio complesso fatto di tessuti, gemme e colori, un codice che la principessa del Galles, Catherine, ha dimostrato di padroneggiare con una sicurezza che pochi altri membri della famiglia reale possono vantare. Per l'occasione, la moglie del principe William ha scelto un abito lungo e fluido del couturier parigino Andrew Gn, risalente alla collezione autunno 2021, caratterizzato da un'alta scollatura e da ampie maniche a palloncino che si stringono al polso, in una tonalità di verde profonda, studiata per rispecchiare uno dei colori principali della bandiera nigeriana. Un omaggio, il suo, che ha preso forma anche attraverso i gioielli: ai polsi, nulla di casuale, e alle orecchie, un paio di pendenti in zaffiro e diamanti che un tempo appartenevano alla regina madre, Elisabetta, creando così un filo invisibile tra le generazioni passate e il presente della monarchia.
Eppure, a catalizzare gli sguardi e i flash dei fotografi ufficiali, è stato soprattutto il diadema che la principessa aveva tra i capelli, raccolti in quelle morbide onde dall'effetto seta che da tempo sono diventate il suo marchio di fabbrica per gli eventi serali. Si tratta del celebre Lovers Knot Tiara, il nodo d'amore, un gioiello commissionato dalla regina Mary al laboratorio Garrard nel 1913 e ispirato a un pezzo già posseduto da sua nonna, la principessa Augusta d'Assia. La tiara, con i suoi diciannove archi di diamanti da cui pendono perle a goccia, è un pezzo di straordinario valore storico e affettivo, passato poi in eredità alla regina Elisabetta II che, nel 1981, la donò come regalo di nozze a Lady Diana Spencer. Da allora, il legame tra quel diadema e le donne dei Windsor si è fatto sempre più stretto, e Catherine, che lo indossa ormai dal 2015, sembra averlo eletto a suo talismano per le grandi occasioni, tanto da sfoggiarlo per la quattordicesima volta in dieci anni, come hanno notato gli osservatori reali, tra cui l'ultima volta era stato in occasione della visita di Stato del presidente americano Donald Trump.
La serata, però, non è stata solo una passerella di gioielli e acconciature curate nei minimi dettagli. Il banchetto, che si è svolto nella lunga e solenne St George's Hall, ha rappresentato il culmine di una visita di Stato, la prima di un leader nigeriano dal lontano 1989, quando era ancora in vita Elisabetta II, e ha imposto alla corte britannica un adattamento storico del rigido cerimoniale. Il presidente Tinubu, infatti, è musulmano e il suo soggiorno nel Regno Unito è coinciso con il mese sacro del Ramadan, un periodo di digiuno che prevede l'astensione da cibo e bevande dall'alba al tramonto. Per questo motivo, per la prima volta da quasi un secolo, come accadde nel 1928 con il re dell'Afghanistan, è stato cancellato il tradizionale pranzo privato con il sovrano, sostituito da un'udienza privata nel pomeriggio. A cena, poi, per venire incontro alle esigenze degli ospiti, sono stati serviti dei canapè prima dell'inizio del pasto, per permettere ai commensali musulmani di rompere il digiuno, ed è stata allestita una sala per la preghiera all'interno del castello.
Il menu stesso, composto da tre portate, è stato pensato per rispettare le diverse sensibilità religiose e culturali, con un antipasto vegetariano a base di tartellette di uovo di quaglia, un filetto di rombo come piatto principale e un dessert al ribes nero. Persino il brindisi, gesto solenne per eccellenza nei banchetti di Stato, è stato adattato: il presidente Tinubu ha brindato con succo d'arancia, anziché con vino, e il cocktail servito dopo cena è stato una rivisitazione del Chapman, un classico analcolico nigeriano. Re Carlo, nel suo discorso, ha voluto sottolineare il valore del milione di cittadini britannici di origine nigeriana, definendolo un "ponte vivente" che arricchisce la cultura e l'economia del Regno Unito, e ha concluso il suo intervento con un'espressione in pidgin nigeriano, "Naija No Dey Carry Last", a significare che i nigeriani non vengono mai ultimi, suscitando l'evidente gradimento dei commensali.




