Tajani: “Daremo armi ai Paesi del Golfo e una nave per la sicurezza di Cipro”. E sulla crisi iraniana si inserisce Trump
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Redazione Esteri
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Il ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, ha annunciato nel corso della trasmissione Dritto e rovescio la decisione dell’esecutivo di rispondere positivamente alla richiesta pervenuta da alcuni alleati nell’area del Golfo. Si tratta, per la precisione, della fornitura di sistemi d’arma a scopo difensivo — e lo si deve sottolineare — che consentano a questi Paesi di proteggere il proprio spazio aereo dalle incursioni che, nelle ultime settimane, si sono moltiplicate in modo esponenziale. Parallelamente, e questa è una mossa che coinvolge direttamente l’Unione europea, l’Italia si appresta a inviare un’unità navale al largo di Cipro, un’isola che, in quanto membro dell’Ue, ha attivato le clausole di solidarietà tra Stati dopo essere finita ripetutamente nel mirino degli attacchi. Tajani, che ha illustrato la linea governativa insieme al collega della Difesa Guido Crosetto in Parlamento, ha parlato di un “dovere” nei confronti di nazioni amiche dove risiedono o operano decine di migliaia di cittadini italiani.
Lo scacchiere mediorientale e la replica di Teheran
La risposta dell’Iran, va detto, non si è fatta attendere sul piano militare ma anche su quello retorico. Dopo l’operazione congiunta di americani e israeliani che ha portato all’eliminazione della Guida suprema, Ali Khamenei, gli attacchi di Teheran si sono intensificati coinvolgendo non solo obiettivi israeliani ma anche infrastrutture civili e militari in Bahrein, negli Emirati Arabi Uniti e persino in Azerbaigian. È in questo clima di “calma nervosa”, per dirla con le parole usate da Crosetto, che Cipro sta riattivando un sistema di protezione civile dormiente da decenni: i vecchi bunker vengono rimessi in funzione, il sistema di allarme via sms è stato aggiornato e perfino alcuni tratti autostradali, progettati per essere convertiti in piste di atterraggio, sono tornati al centro dei piani di emergenza. Il titolare della Farnesina ha ribadito che l’Italia non è e non sarà in guerra con nessuno, ma ha anche voluto precisare che di fronte agli attacchi indiscriminati — ha usato proprio questa espressione — l’Europa non può rimanere inerme, specialmente quando a essere presa di mira è una delle sue membre.
Trump detta la linea sulla successione
Mentre il conflitto divampa, dalla Casa Bianca arriva una dichiarazione destinata a pesare sugli equilibri futuri della regione. Donald Trump, in un’intervista rilasciata ad Axios, ha espresso un netto rifiuto riguardo alla possibile ascesa di Mojtaba Khamenei, figlio del leader ucciso, al ruolo di nuova Guida suprema dell’Iran. “Per me è inaccettabile”, ha scandito il presidente americano, “vogliamo qualcuno che porti armonia e pace, e io devo essere coinvolto nella scelta”. Una presa di posizione, questa, che rompe gli schemi della diplomazia tradizionale e che è stata letta a Teheran come un’ingerenza inaccettabile. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha risposto per le rive sostenendo che il “Piano A” di Trump, ovvero una rapida vittoria militare, è già fallito e che un eventuale “Piano B” potrebbe rivelarsi ancora più disastroso per gli Stati Uniti. La partita, insomma, si gioca anche sul piano della comunicazione e della legittimazione politica, con Washington che cerca di orientare il futuro assetto di potere a Teheran.
Il dispositivo militare italiano e la protezione dei civili
Sul piano operativo, l’Italia sta rimodulando la propria presenza in Medio Oriente. Crosetto ha aggiornato le Camere sullo spostamento di circa 250 militari dal Kuwait, dal Qatar e dal Bahrein verso basi più sicure in Arabia Saudita, un’operazione che mira a ridurre l’esposizione di contingenti che, in quelle aree, non hanno un ruolo offensivo. Per quanto riguarda la missione navale a Cipro, si parla dell’invio di una fregata, probabilmente della classe Fremm, dotata di sistemi di difesa aerea e anti-missile per intercettare eventuali droni in arrivo. Tajani ha inoltre fornito i numeri dell’emergenza umanitaria: circa centomila italiani sono presenti nell’area e, di questi, diecimila sono già stati assistiti dall’Unità di crisi della Farnesina per lasciare le zone più pericolose, con voli charter organizzati in collaborazione con il ministero della Difesa. Una macchina dei soccorsi che, nonostante le difficoltà, sta lavorando per garantire il rientro dei connazionali che ne fanno richiesta.




