Tre anni senza Sinisa Mihajlovic, il ricordo straziante delle figlie: «Un brutto sogno»
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Redazione Sport
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Sono trascorsi tre inverni dalla scomparsa di Sinisa Mihajlovic, ma il dolore, per chi lo amava, conserva la stessa intensità di un taglio netto e improvviso. La leucemia mieloide acuta, contro cui ha combattuto con il coraggio che era la sua cifra, lo ha portato via il 16 dicembre del 2022, a soli cinquantatré anni, lasciando il mondo del calcio e non solo attonito di fronte a un vuoto che il tempo, semplicemente, non ha riempito. Un lutto che per molti, ancora oggi, appare difficile da accettare come realtà compiuta, trasformando l'assenza in una presenza costante e straziante.
Le parole delle figlie e il peso dell'assenza
A testimoniare questa ferita aperta sono, più di ogni commemorazione pubblica, le parole private di chi ne ha condiviso la vita. Le figlie Arianna, Viktorija e Virginia Mihajlovic, infatti, vivono un lutto che si rinnova ogni giorno, confessando di svegliarsi ogni mattina «sperando sia un brutto sogno». Una dichiarazione, la loro, che racchiude tutta la struggente normalità di un dolore familiare, mostrando come la figura del campione e dell'allenatore si sia sempre sovrapposta, per loro, a quella di un padre la cui mancanza è un peso quotidiano. Un ricordo che, lontano dai riflettori degli stadi, si misura nel silenzio di una casa e nella crudele normalità di una routine spezzata.
Il messaggio di Arianna Mihajlovic e l'amore che resta
Accanto a loro, la moglie Arianna ha voluto a sua volta rendere pubblico un ricordo intimo, condividendo sui social network un'immagine della coppia e accompagnandola con un messaggio diretto e privo di retorica. «Non piangete la sua assenza», ha scritto, invitando piuttosto a sentirne la vicinanza e a continuare a parlargli, perché «vi amerà dal cielo come vi ha amati sulla terra». Parole che, al di là del conforto religioso, tracciano la filosofia di un legame che la morte non recide, trasformando il lutto in una forma di dialogo interrotto solo apparentemente. Un concetto, quello dell'amore che sopravvive, che Arianna Mihajlovic ha sintetizzato nella semplice e potentissima chiusura: «Oggi 3 anni senza te amore mio».
Il calcio che lo ricorda e il legame con Lazio e Bologna
Il mondo dello sport, dal canto suo, non ha dimenticato il calciatore dal piede mancino formidabile e l'allenatore dalla personalità schietta e passionale. I tifosi della Lazio, squadra con cui Mihajlovic ha collezionato ben 126 presenze in Serie A – la militanza più lunga della sua carriera da giocatore – hanno voluto ricordarlo con uno striscione sul quale campeggiava la scritta «Per sempre». Un tributo che assume un valore particolare se si considera che l'ultimo impegno della sua vita professionale fu la panchina del Bologna, squadra che guidò dal 2019 fino alla scomparsa. Non a caso, la partita tra Lazio e Bologna disputata pochi giorni prima dell'anniversario è stata vissuta da molti come un incontro simbolico, una partita “sua” per eccellenza, a unire i due club che più ne hanno segnato il percorso.
Quello che emerge, a tre anni dalla morte, è il ritratto di un uomo la cui eredità va ben oltre i confini di un campo da gioco. La malattia, affrontata e resa pubblica con una rara dignità, la forza di carattere, l’amore viscerale per la famiglia e per il suo lavoro: sono questi i tratti che compongono un mosaico di ricordi ancora vivido. Un mosaico che, se da un lato parla di calciatori liberisti e di allenatori capaci di imprimere carattere a una squadra, dall'altro racconta soprattutto la storia di un marito e di un padre la cui assenza, per chi gli è stato accanto, rimane una realtà da accettare giorno dopo giorno, in quel risveglio mattutino che ancora spera in un diverso epilogo.




