Duplice omicidio di Apricena, due nuovi arresti: in carcere Lombardi e Ferro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La lunga scia investigativa sul duplice omicidio consumato ad Apricena il 20 giugno 2017 – un delitto di mafia rimasto per anni avvolto in un alone di omertà e depistaggi – ha registrato nelle prime ore di oggi una svolta decisiva, con l’esecuzione di due nuovi arresti che vanno ad aggiungersi a quelli già notificati in passato a Francesco Scirpoli e Pietro La Torre. A finire in manette, al termine di una complessa attività coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e dalla Procura di Foggia, sono stati Matteo Lombardi, conosciuto nell’ambiente criminale come “a carpnese”, e Luigi Ferro, il cui soprannome “Gino di Brancia” lo lega a uno degli spicchi più violenti della galassia mafiosa foggiana. L’operazione, partita all’alba di oggi, lunedì 11 maggio 2026, ha visto gli uomini della squadra mobile e i carabinieri di Foggia muoversi in sinergia tra il capoluogo dauno e l’intera area del Gargano, dando esecuzione non solo a questi due provvedimenti, ma inserendosi in un più ampio dispositivo che ha portato complessivamente a tre arresti per altrettanti omicidi – di cui quello di Apricena rappresenta il nucleo più drammatico – e a due tentati omicidi.

Gli sviluppi dell’inchiesta e il contesto della maxi operazione

La conferenza stampa indetta questa mattina ha permesso di ricostruire i contorni di un’inchiesta che, partita da episodi di estorsione sistematica ai danni di imprenditori locali, ha progressivamente scalato i vertici della criminalità organizzata, rivelando connessioni dirette tra le batterie mafiose del foggiano e l’esecuzione materiale di omicidi eccellenti. Tra i 18 destinatari di misure cautelari – tutti accusati, a vario titolo, di estorsioni aggravate dal metodo mafioso – emergono figure chiave che avrebbero agito con l’obiettivo preciso di agevolare la mafia foggiana e le sue articolazioni territoriali. Non si tratta, va sottolineato, di un’operazione circoscritta al solo duplice omicidio di Apricena: gli inquirenti hanno infatti ricostruito un quadro accusatorio che include anche il fermo del presunto killer di Stefano Bruno, un altro delitto rimasto a lungo senza responsabili certi. La mole di indizi raccolti, grazie a intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, ha convinto il Gip del Tribunale di Bari a emettere due distinte ordinanze di custodia cautelare, mentre la Procura di Foggia ha proceduto con un decreto di fermo per indiziato di delitto.

Il metodo investigativo e il ruolo della Dna

Ciò che colpisce, nell’economia di questa maxi operazione condotta all’alba, è la capacità dei due uffici requirenti pugliesi – quello barese e quello foggiano – di lavorare in una progettualità condivisa, supportata costantemente dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Le investigazioni, durate mesi e condotte con grande riservatezza, hanno incrociato numeri di telefono, spostamenti e frequentazioni, restituendo un mosaico in cui gli episodi di cronaca nera si intrecciano con le dinamiche estorsive quotidiane. Lombardi e Ferro, secondo quanto emerso, non avrebbero agito in solitudine, ma si sarebbero inseriti in un meccanismo di violenza e controllo del territorio che ricalca i modelli delle consorterie più radicali. La loro ascesa all’interno della batteria di riferimento – se così si può definire – è stata segnata da una progressiva escalation: dalle minacce agli imprenditori, con richieste di denaro quasi sempre accompagnate da atti intimidatori, fino alla pianificazione di omicidi ritenuti necessari per eliminare concorrenza o saldare vecchi conti in sospeso.

Il contesto foggiano e gli sviluppi giudiziari già in corso

Non si dimentichi, inoltre, che la mafia foggiana – realtà criminale spesso sottovalutata nei confronti delle più celebri consorterie campane o siciliane – ha mostrato negli ultimi anni una capacità di penetrazione economica e una ferocia operativa che hanno spinto la magistratura a intensificare le inchieste. I tre arresti per tre omicidi (o per due omicidi e un tentato triplice delitto, stando ad alcune ricostruzioni parziali) rappresentano un tassello di un disegno più ampio, che non si esaurisce con i provvedimenti di oggi. I due nuovi detenuti, Lombardi e Ferro, vanno così ad aggiungersi ai già arrestati Scirpoli e La Torre, allargando il numero degli indagati ritenuti responsabili a vario titolo del duplice omicidio del giugno 2017. Le prossime udienze, davanti al tribunale di Bari, dovranno valutare la consistenza delle prove raccolte, mentre gli investigatori non escludono di aver colpito solo una parte della rete. Per ora, ciò che resta sul tappeto è la concretezza di un’operazione che ha restituito un volto – anzi, due – a uno dei delitti più efferati degli ultimi anni nel basso Gargano.

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