Fumata nera dell’industria italiana: 26 mesi di crollo mentre la Germania rimbalza
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Redazione Economia
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Mentre la Germania registra a marzo un rimbalzo del 3% nella produzione industriale, l’Italia – come confermato ieri dall’Istat – allunga a 26 mesi la sua serie negativa, un primato che non ha eguali in Europa. L’indice generale, su base tendenziale, segna un -1,8%, mentre quello destagionalizzato mostra un timido +0,1% rispetto a febbraio. Un dato che, seppur lievemente in rialzo, non cancella la crisi strutturale che coinvolge tutti i settori, fatta eccezione per la produzione energetica.
«L’industria ha chiaramente dei problemi», ha ammesso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto a Tirano. Pur riconoscendo il contributo positivo di servizi, turismo e agricoltura, ha sottolineato come «le grandi scelte» dell’Ue abbiano peggiorato la situazione. «Stiamo precipitosamente tornando indietro», ha aggiunto, senza però entrare nel merito delle contromisure. Intanto, Confcommercio lancia l’allarme sulla «riduzione nei beni di consumo», sintomo di un malessere che si ripercuote anche sui consumatori, mentre i sindacati parlano senza mezzi termini di «disastro».
La fragilità del sistema industriale emerge con forza anche nell’analisi di Stefano Fassina, economista e presidente di Patria e Costituzione, che definisce «intollerabile» la propaganda di governo. «Nonostante il lieve miglioramento di marzo, il trend negativo prosegue ininterrotto dal 2022», ricorda, evidenziando come il crollo sia ormai una tendenza consolidata. A preoccupare, inoltre, sono i dazi e le incertezze sull’export, che rischiano di colpire ulteriormente le imprese già in difficoltà.




