Vertice a Palazzo Chigi sulla manovra, le imprese chiedono meno tasse e incentivi
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Redazione Interno
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Il governo ha avviato una serie di consultazioni, fondamentali per delineare i contorni della prossima legge di Bilancio, ospitando a Palazzo Chigi i rappresentanti delle organizzazioni datoriali e di categoria. L'incontro, che si è tenuto nella Sala Verde ed è stato presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, ha visto una nutrita partecipazione di ministri, segno dell'importanza attribuita al confronto con il mondo produttivo. Per l'esecutivo, infatti, erano presenti il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, insieme ai titolari di Economia Giancarlo Giorgetti, Industria Adolfo Urso, Lavoro Marina Calderone e Affari europei Tommaso Foti, a dimostrazione di come la manovra finanziaria rappresenti un crocevia di competenze diverse che devono trovare una sintesi.
Le richieste del mondo delle imprese
Dal canto loro, le associazioni hanno presentato un pacchetto di priorità, concentrandosi in particolare sulla questione fiscale, considerata da molti il vero nodo da sciogliere. Confesercenti, ad esempio, ha portato all'attenzione del governo le stime del Dipartimento Finanze, le quali certificherebbero un eccesso di pressione tributaria nonostante un lieve calo atteso per il 2025. Secondo queste proiezioni, il gettito delle imposte dirette si attesterebbe su circa 342 miliardi di euro, una cifra che, seppur in diminuzione percentuale rispetto al picco dello scorso anno, rimarrebbe su livelli record, superiore di 28 miliardi alle previsioni formulate appena due anni fa. Senza un intervento deciso che restituisca ossigeno alle casse delle aziende e delle famiglie, si teme che la ripresa dei consumi, già fiacca, possa arrestarsi del tutto.
La preoccupazione per la fine degli incentivi
Un altro tema caldo emerso dal vertice è quello degli incentivi, la cui scadenza rappresenta un'incognita per la continuità degli investimenti. Il vicepresidente di Confindustria, Angelo Camilli, ha espresso con chiarezza l'allarme dell'industria, definendola "nuda" di fronte alla prospettiva che, a partire da gennaio, terminino gli strumenti di sostegno. Camilli ha sottolineato come, nel quadro di una crescita economica prossima allo zero e sostenuta principalmente dagli stanziamenti del Pnrr, la mancanza di misure forti e strutturali a sostegno degli investimenti privati costituisca un elemento di forte preoccupazione. La richiesta, quindi, va nella direzione di una programmazione di lungo periodo che offra certezze e non lasci il sistema produttivo in balia di provvedimenti spot.
Il confronto su energia e competitività
Oltre alla fiscalità e agli incentivi, l'agenda dei lavori ha toccato anche il capitolo energia, un fattore determinante per la competitività internazionale delle imprese italiane. I costi, che permangono su livelli elevati nonostante un certo riassestamento dei mercati globali, continuano a erodere i margini operativi, soprattutto per quelle realtà industriali ad alta intensità energetica. La discussione, sebbene non abbia ancora prodotto dettagli operativi, ha messo in luce la necessità di interventi che possano stabilizzare le bollette e favorire la transizione verso fonti più efficienti e meno costose, un passaggio obbligato per garantire la tenuta del sistema-Paese in uno scenario geopolitico ancora molto volatile.




