Nido di tartarughe tra gli ombrelloni a Senigallia, la task force in azione per salvare i neonati
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Redazione Interno
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Una sorpresa a dir poco straordinaria ha sconvolto la routine della spiaggia di velluto, a Senigallia, dove nelle ultime ore si è consumato un evento rarissimo per queste latitudini: la nascita di numerose tartarughine della specie Caretta caretta, avvenuta proprio in pieno giorno e tra gli ombrelloni e i lettini dello stabilimento balneare.
La scoperta, che ha subito mobilitato una vera e propria task force composta da volontari, militari della guardia costiera e autorità locali, ha gettato nello scompiglio gli operatori turistici e i bagnanti, i quali hanno assistito a una scena che sembrava uscita da un documentario naturalistico.
L'animale, dopo aver compiuto un viaggio notturno per risalire la battigia, ha scelto un punto inusuale per deporre le sue uova, posizionandole proprio in mezzo alla fila di ombrelloni dello stabilimento Bagni 142 di Nello Curtatoni, un tratto di litorale che, va detto, durante la stagione estiva è abitualmente affollato e trafficato da centinaia di persone.
Il ritrovamento e le prime operazioni di soccorso
La scoperta è avvenuta quasi per caso, quando alcuni addetti allo stabilimento hanno notato dei piccoli movimenti insoliti sotto la sabbia, nei pressi di un lettino preso d'assalto dal sole mattutino. A quel punto, la sorpresa è stata doppia: da un lato la constatazione che le uova si erano schiuse, facendo emergere decine di piccoli esemplari lunghi pochi centimetri; dall'altro la drammatica constatazione che molte di quelle creature, nel tentativo di orientarsi verso il mare, avevano seguito una direzione sbagliata, attratti probabilmente dalle luci artificiali o dal movimento dei passanti.
Purtroppo, diverse tartarughine sono state ritrovate senza vita sul lungomare Da Vinci, all'altezza della località Ciarnin, investite accidentalmente da mezzi o calpestate dai pedoni che non si erano accorti della loro presenza. La guardia costiera, immediatamente allertata, ha provveduto a mettere in sicurezza l'area e a recuperare due esemplari ancora in vita, che sono stati affidati alle cure dei veterinari per un breve periodo di osservazione prima di essere liberati in mare aperto nel corso del pomeriggio.
La dinamica della nidificazione e le difficoltà del trasferimento
Secondo le prime ricostruzioni degli esperti, la tartaruga madre deve aver raggiunto la spiaggia durante le ore notturne, approfittando della quiete e dell'assenza di bagnanti, e scavando una buca profonda circa mezzo metro per deporre il suo corredo di uova, che solitamente può variare da un centinaio a oltre centocinquanta unità.
La posizione scelta, però, si è rivelata fatale per molti dei neonati: una volta usciti dal guscio, i piccoli si affidano alla luce dell'orizzonte per trovare la strada verso il mare, ma la presenza di ombrelloni, transenne e strutture fisse ha creato un effetto specchio che li ha disorientati completamente.
Alcuni sono riusciti a raggiungere la battigia già nelle prime ore del mattino, inoltrandosi tra le onde in un viaggio della speranza che li porterà lontano dalle coste italiane; altri, invece, hanno vagato per ore sulla sabbia bollente, esaurendo le loro forze vitali prima ancora di poter toccare l'acqua salmastra.
Per questo motivo, le autorità hanno attivato un piano di controllo che prevede l'utilizzo di telecamere a infrarossi per monitorare eventuali altri nidi ancora non individuati, mentre i volontari dell'associazione ambientalista locale setacciano palmo a palmo il litorale per scovare nuove tracce di uova o di piccoli rimasti intrappolati sotto la sabbia.
L'impegno della guardia costiera e le operazioni di liberazione
Nel pomeriggio, dopo le prime fasi di emergenza, la guardia costiera ha provveduto al trasferimento in mare aperto dei due esemplari sopravvissuti, allontanandosi di diverse miglia dalla costa per garantire loro un ambiente sicuro e lontano dai pericoli della navigazione costiera. L'operazione, coordinata dalla capitaneria di porto di Ancona, ha visto la partecipazione di un battello veloce che ha condotto i piccoli rettili fino a una zona caratterizzata da acque più profonde e pulite, dove sono stati liberati con la speranza che possano iniziare il loro lungo ciclo vitale.
Si tratta, sottolineano gli addetti ai lavori, di un episodio eccezionale che testimonia come le acque dell'Adriatico stiano diventando sempre più ospitali per questa specie protetta, nonostante la pressione antropica e il traffico marittimo che caratterizzano il litorale marchigiano. I biologi marini, che hanno seguito l'intera operazione, hanno raccolto campioni di sabbia e misurato la temperatura del nido, dati che saranno utili per comprendere meglio le abitudini riproduttive di questi animali e per prevenire futuri episodi analoghi in zone ad alta densità turistica.
Un fenomeno in espansione lungo le coste italiane
La nidificazione della Caretta caretta a Senigallia rappresenta un tassello di un fenomeno più ampio che sta interessando le coste italiane, dove i cambiamenti climatici e l'aumento della temperatura superficiale del mare stanno favorendo lo spostamento verso nord di molte specie tipicamente mediterranee.
Negli ultimi anni, infatti, si sono registrati numerosi episodi di deposizione su spiagge del Tirreno e dello Ionio, ma la scoperta di un nido in un tratto di costa così turistico e antropizzato come quello di Senigallia ha assunto un valore simbolico notevole, perché dimostra come la natura riesca a trovare uno spazio persino in contesti urbanizzati.
I volontari presenti sul posto hanno assistito con commozione alla liberazione dei piccoli, mentre le autorità hanno già predisposto un piano di sorveglianza che durerà almeno fino ai primi freddi, quando le uova eventualmente rimaste sotto la sabbia potranno essere trasferite in centri specializzati per la schiusa in ambiente controllato.
Il mare, intanto, ha accolto i nuovi ospiti, mentre sulla spiaggia di velluto rimane il ricordo di una giornata che resterà a lungo nella memoria dei residenti, un episodio che ha saputo mescolare l'ordinaria amministrazione della stagione balneare con l'eccezionale bellezza di un evento naturale che, ancora una volta, ci ricorda quanto sia fragile e prezioso l'equilibrio tra uomo e ambiente costiero.
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