Roma, al via la Zona 30 nel centro storico: sicurezza e smog in primo piano, ma si parla di stress per gli automobilisti
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Redazione Interno
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Da giovedì 15 gennaio, alle otto del mattino, i varchi di accesso alla Ztl del centro storico di Roma segnaleranno, con cartelli appositamente installati, l'entrata in vigore di una misura attesa e discussa: il limite generalizzato di velocità a 30 chilometri orari. Una scelta, questa, che non costituisce una novità assoluta nell'assetto viario della capitale, dove già quasi la metà delle strade dell'area centrale viaggiava a quella andatura; ciò che cambia, e non è un dettaglio di poco conto, è l'estensione del provvedimento a tutti gli snodi principali, trasformando di fatto il cuore della città in un'ampia "Zona 30". L'obiettivo dichiarato dal Campidoglio, che ha approvato la delibera lo scorso novembre, è duplice e ambizioso: da un lato, si punta a ridurre la drammatica incidentalità stradale, che solo nell'ultimo periodo ha registrato numeri preoccupanti con migliaia di sinistri e centinaia di vittime, dall'altro si intende contenere l'inquinamento atmosferico e quello acustico, due piaghe croniche del tessuto urbano.
I presupposti di una scelta urbanistica
La decisione della Giunta capitolina, la quale ha risposto all'emergenza stradale anche incrementando il numero degli autovelox, si inserisce in un quadro più ampio di riqualificazione della mobilità, seguendo un trend europeo che privilegia la sicurezza dei pedoni e dei ciclisti. La Società italiana di Medicina ambientale, interpellata sull'argomento, ha sottolineato come la moderazione del traffico possa effettivamente contribuire ad abbassare le emissioni di CO2 e di altri inquinanti, oltre a ridurre il rumore, fattore spesso sottovalutato ma con impatti significativi sulla salute. Il modello delle "strade lente", per usare una definizione che richiama filosofie di vita ben più ampie, sta quindi guadagnando terreno, non soltanto nel primo Municipio ma anche in altre periferie, come nel XII dove già sono state istituite in vie secondarie, dimostrando una strategia a macchia d'olio che il Campidoglio intende perseguire con l'istituzione di ulteriori cinquantadue zone nei prossimi mesi.
Il bilanciamento con le esigenze di mobilità
Accanto ai benefici, ampiamente sostenuti da studi settoriali, gli esperti iniziano tuttavia a sollevare questioni relative agli effetti collaterali della misura. Se è indubbio, infatti, che una velocità ridotta possa mitigare la gravità degli incidenti, trasformando potenziali tragedie in sinistri di minore entità, non si possono ignorare le ripercussioni sulla fluidità del traffico e, di conseguenza, sul benessere psicologico di chi guida. Lunghe attese, percorsi dilatati nei tempi e una percezione di costrizione potrebbero generare, in automobilisti già provati dalla quotidianità romana, un aumento dei livelli di stress, con tutto ciò che ne consegue per la salute mentale. Si tratta di un punto delicato, che richiede un attento monitoraggio e un bilanciamento non facile tra esigenze di sicurezza pubblica e ambientale e le legittime necessità di spostamento dei cittadini.
La mappa in divenire della città
La rivoluzione silenziosa delle carreggiate a bassa velocità, quindi, non si fermerà al perimetro del centro. Il piano del Comune prevede un'estensione progressiva, toccando quartieri diversi della città, da via di Villa Ada a Centocelle, in un disegno che mira a riplasmare la viabilità romana. Questa trasformazione, che modifica abitudini consolidate e impone un nuovo ritmo alla giornata, rappresenta un esperimento su larga scala i cui esiti, in termini di reale impatto sulla riduzione degli incidenti mortali e dell'inquinamento, saranno valutabili solo col tempo. La sfida, ora, è nell'adeguamento della segnaletica, nell'informazione agli utenti della strada e nella capacità di far rispettare il nuovo limite, affinché l'obiettivo primario di salvare vite umane non venga meno dinanzi a mere questioni di compliance.




