Con la Bolkestein, i canoni balneari aumentano del 10% ma gli indennizzi tengono conto degli investimenti
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Redazione Interno
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Mentre il governo ultima in gran riservatezza il decreto sugli indennizzi per i concessionari balneari, una delle novità più discusse riguarda l’aumento del 10% dei canoni per le concessioni demaniali marittime, previsto dall’applicazione della direttiva Bolkestein. Contrariamente a quanto circolato nelle scorse settimane, però, il provvedimento – ancora in fase di definizione tra i ministeri delle Infrastrutture e dell’Economia – non prevede riduzioni degli importi dovuti allo Stato.
A confermarlo è Maurizio Rustignoli, presidente di Fiba Confesercenti e delle Cooperative Spiagge di Ravenna, che definisce «equilibrato» il testo del decreto applicativo della legge 5 agosto 2022, n. 118. «Ci sono elementi precisi – spiega – che consentono di svolgere correttamente le gare pubbliche previste per il 2027». Gli indennizzi, calcolati in base al valore degli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni, saranno corrisposti dai nuovi gestori a quelli uscenti, senza gravare sulle casse pubbliche.
Quello che emerge dall’esame della bozza – consultata da Mondo Balneare – è un compromesso che cerca di conciliare le esigenze dei balneari con quelle dell’Unione Europea, da anni critica verso il sistema italiano delle concessioni. Se da un lato l’aumento dei canoni risponde alle richieste di Bruxelles, dall’altro il riconoscimento degli investimenti fatti dalle imprese mitiga l’impatto della transizione.
A Rimini, dove il settore balneare rappresenta una voce cruciale dell’economia locale, i sindacati accolgono con cauta soddisfazione il testo. «Finalmente ci siamo – commentano – il decreto riconosce il valore d’impresa di chi ha lavorato sulle spiagge». Pur evitando toni trionfalistici, sottolineano come la bozza attuale sia «soddisfacente» e auspicano una rapida approvazione.




