Pendolari della salute, un'Italia divisa per cure

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Salgono sui treni con la valigia in una mano e la cartella clinica nell'altra, lasciandosi alle spalle affetti e certezze per affrontare un viaggio della speranza che li condurrà, spesso a centinaia di chilometri da casa, verso un ospedale del Nord. Questa condizione, che trasforma cittadini in pazienti e pazienti in viaggiatori forzati, delinea un fenomeno strutturale e costoso, sia in termini umani che economici. La mobilità sanitaria, un flusso inarrestabile di persone che cercano cure adeguate, vale ormai cinque miliardi di euro per il sistema Paese, un dato impressionante che fotografa un'Italia dalle due medicine, con 668mila ricoveri fuori regione registrati nel solo 2023.

Il peso economico del "turismo sanitario"

Secondo i più recenti dati difforsi dall'Agenas, l'Emilia-Romagna è diventata la regione che accoglie il maggior numero di pazienti da altre zone d'Italia, superando, seppur di misura, la Lombardia. Insieme al Veneto, queste due realtà del Nord sopportano il peso principale della cosiddetta mobilità sanitaria, un fenomeno che, se da un lato garantisce prestazioni a chi arriva, dall'altro contribuisce a far esplodere le liste d'attesa locali. I pazienti, che provengono in larga parte dal Mezzogiorno ma non solo, generano un vero e proprio esodo le cui conseguenze economiche ricadono sull'intero sistema.

Gli accordi per frenare l'esodo

Proprio per tentare di arginare questo flusso, che dissangua le casse delle regioni di partenza, si iniziano a stipulare intese specifiche. È il caso dell'accordo, della durata di tre anni, tra la Calabria e l'Emilia-Romagna, che in teoria dovrebbe partire a novembre sebbene manchi ancora la firma definitiva. L'intesa prevede tetti di spesa e un controllo più stringente sui ricoveri, mirando a frenare la fuga dei malati dalla Calabria, la quale, solo nel 2023, ha accumulato un debito di poco superiore ai 21 milioni di euro per prestazioni erogate altrove ai propri residenti.

La doppia penalizzazione del Sud

Come ha sottolineato il presidente della Regione Emilia-Romagna, le aree del Sud subiscono una doppia penalizzazione a causa di questa dinamica. "Lo pagano due volte", ha affermato, "perché devono garantire i servizi sul territorio e poi rimborsare anche noi". Questa presa di coscienza ha spinto l'Emilia-Romagna a lavorare a una serie di accordi con le regioni meridionali, partendo proprio dalla Calabria, nella consapevolezza che un riequilibrio del sistema sia ormai non più procrastinabile. L'obiettivo, complesso e ambizioso, è quello di ridurre le disuguaglianze che costringono migliaia di persone a diventare pendolari della salute.

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