Borse europee in calo, il petrolio agita azioni e bond

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le Borse europee hanno chiuso in forte ribasso la seduta del 18 settembre 2026, con gli investitori condizionati dal rialzo del petrolio, dalle indicazioni delle banche centrali sulla politica monetaria e dalle tensioni legate al Medio Oriente. I principali listini del continente hanno terminato la giornata in territorio negativo, mentre anche il mercato obbligazionario ha registrato nuove pressioni con l’aumento dei rendimenti.

La giornata ha visto un movimento generalizzato di riduzione dell’esposizione al rischio, con Milano che ha terminato gli scambi in calo dell’1,6%, lo stesso ribasso registrato da Francoforte, mentre Parigi e Londra hanno perso l’1,5%. L’andamento è stato influenzato anche dalla cosiddetta “quattro streghe”, la scadenza contemporanea di futures e opzioni che spesso aumenta i volumi e la volatilità nelle ultime sedute dei mercati.

Gli operatori hanno guardato con attenzione alle prospettive sui tassi di interesse dopo le recenti indicazioni arrivate dagli istituti centrali. La crescita dei prezzi dell’energia ha alimentato nuove valutazioni sulle possibili mosse future della politica monetaria, anche se i rappresentanti della Banca centrale europea hanno sottolineato che le decisioni non dipendono esclusivamente dall’andamento del petrolio.

Sul fronte obbligazionario, il rialzo dei rendimenti ha accompagnato la fase di debolezza dell’azionario. La dinamica ha interessato diversi mercati internazionali ed è stata collegata alle aspettative sull’inflazione, sui tassi e alle esigenze di finanziamento di governi e imprese.

A Milano il calo dell’indice principale è stato determinato soprattutto dalle vendite sui comparti finanziari, in particolare banche e assicurazioni, settori con un peso significativo sul listino italiano. Tra i titoli maggiormente penalizzati è comparsa anche Stellantis, mentre il settore tecnologico ha mostrato una maggiore resistenza rispetto al resto del mercato.

In controtendenza si è distinta Stm, che ha chiuso con un rialzo del 2,3% grazie al clima favorevole creato dalle indicazioni sulla domanda di semiconduttori legata all’intelligenza artificiale. Il gruppo dei chip ha beneficiato delle prospettive positive sul comparto tecnologico, mentre altri segmenti del listino hanno risentito della fase di avversione al rischio.

Sul mercato italiano del debito pubblico lo spread tra Btp e Bund si è attestato a 91 punti, con il rendimento del titolo decennale italiano arrivato al 4,43%. Il movimento ha seguito la pressione generale sui titoli di Stato europei, in un contesto caratterizzato dal rialzo dei costi di finanziamento.

Il petrolio è diventato uno degli elementi principali osservati dagli investitori perché l’aumento dei prezzi dell’energia può incidere sia sulle aspettative di inflazione sia sulle prospettive di crescita. La Bce ha indicato che il percorso dei tassi viene valutato considerando un insieme più ampio di dati economici, includendo consumi, attività produttiva e andamento generale dei prezzi.

Christine Lagarde ha spiegato che i tassi di interesse non seguono automaticamente le variazioni del prezzo dell’energia, perché l’impatto dei rincari deve essere valutato anche attraverso gli effetti sulla crescita economica e sulla domanda interna. La stessa impostazione è stata richiamata dal vicepresidente della Banca centrale europea Boris Vujcic, che ha invitato a non considerare soltanto il costo di petrolio e gas nelle analisi sulla politica monetaria.

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