Guerra commerciale e timori sui bond, le borse europee affondano nel panico dei dazi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I mercati finanziari del Vecchio Continente hanno sprofondato in territorio negativo sin dalle prime battute della seduta, trascinati da un'ondata di vendite che ha colpito senza distinzioni i principali listini. Milano, particolarmente esposta alle turbolenze geopolitiche, ha lasciato sul terreno l'1,4%, mentre Francoforte e Parigi hanno ceduto rispettivamente l'1,3% e l'1,2%, in una giornata dove l'ansia degli investitori, amplificata da dichiarazioni minacciose, si è tradotta in cifre rosse. La tensione, che serpeggiava già da alcune sessioni, ha trovato un potente detonatore nelle recenti mosse dell'amministrazione statunitense, le quali, focalizzandosi dapprima sul controllo della Groenlandia e poi estendendosi a settori cruciali come quello vitivinicolo francese, hanno riacceso il fantasma di una guerra commerciale su vasta scala. L'aggiunta di una minaccia di dazi del 200% su vino e champagne, annunciata oggi dal presidente Trump in risposta alla riluttanza del presidente Macron a unirsi al suo "Board of Peace" per Gaza, ha ulteriormente inasprito il clima, suggerendo come le contese economiche possano rapidamente intrecciarsi e sovrapporsi a divergenze di politica estera.

La rassicurazione di Washington e i timori non detti

Proprio in questo contesto carico di incertezze, le parole del segretario al Tesoro Scott Bessent, intervenuto al World Economic Forum di Davos, hanno risuonato come un tentativo di arginare il panico. Commentando le voci, sempre più insistenti, di una possibile vendita massiccia di titoli di Stato americani da parte degli stati europei come rappresaglia, Bessent ha definito quella narrativa "completamente fuorviante" e in contrasto con ogni logica finanziaria. Tuttavia, questa netta smentita, per quanto autorevole, sembra nascondere una preoccupazione non dichiarata: quella che uno scenario tanto estremo, sebbene considerato irrazionale dagli analisti, possa comunque essere contemplato come arma di pressione politica, minando la fiducia alla base dei mercati obbligazionari globali. La sua uscita, pertanto, pur mirando a calmare gli animi, rischia paradossalmente di aver sollevato interrogativi sulle reali vulnerabilità percepite dall'amministrazione americana.

Comunicazioni pubbliche e tensioni diplomatiche

La dimensione personale e pubblica del confronto ha contribuito ad alimentare la volatilità, come dimostrano i messaggi scambiati tra i leader e poi divulgati sulla piattaforma Truth Social. In quelle comunicazioni, Macron avrebbe proposto a Trump di organizzare un vertice del G7 a Parigi, esprimendo nel contempo perplessità sulle mosse americane riguardanti la Groenlandia, un territorio la cui importanza strategica è improvvisamente balzata al centro della contesa. Questa esposizione mediatica delle divergenze, lontana dai tradizionali canali diplomatici, ha creato un ulteriore fattore di imprevedibilità, spingendo gli operatori a cercare rifugio in asset considerati più sicuri.

La corsa ai rifugi e il quadro generale

Il movimento verso beni rifugio è stato inequivocabile e massiccio, con l'oro che ha toccato un nuovo record storico a 4.729 dollari l'oncia e l'argento che è salito a 95,28 dollari, numeri che testimoniano una fuga dal rischio di portata significativa. Contemporaneamente, lo Stoxx 600, l'indice pan-europeo che raccoglie le società a più alta capitalizzazione, ha registrato un calo dell'1%, confermando come la pressione sia diffusa e generalizzata. L'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, infine, segnala una vendita anche in quel comparto, completando il quadro di una giornata di ampio nervosismo finanziario, dove le parole dei politici hanno avuto il potere di spostare capitali e di riscrivere, in poche ore, le quotazioni sui monitor di tutto il mondo.

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