Trump alza i dazi su acciaio e alluminio: la guerra commerciale entra in una nuova fase

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Donald Trump ha firmato l’ordine esecutivo che raddoppia i dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio, portandoli dal 25% al 50%, una mossa che conferma la volontà della Casa Bianca di proteggere settori considerati strategici. La decisione, annunciata dalla portavoce Karoline Leavitt, entrerà in vigore dalla mezzanotte di oggi, mentre proseguono le trattative con l’Unione Europea, anch’essa coinvolta nella disputa. «Abbiamo ricordato ai nostri partner, in modo amichevole, che le scadenze si avvicinano», ha dichiarato Leavitt, evitando però di entrare nel merito dei negoziati.

Quella dei dazi è una politica che Trump ha portato avanti con determinazione, alternando minacce, sospensioni e nuove escalation, creando un clima di incertezza per i mercati e i partner commerciali. Se ad aprile il presidente aveva parlato di «giornata di liberazione» dopo l’introduzione delle prime tariffe, oggi si trova a gestire un conto più salato, con l’acciaio al centro dello scontro. La scelta di alzare ulteriormente le barriere doganali riflette una linea precisa: quella di una sperimentazione continua, dove le mosse vengono calibrate in base alla risposta degli altri attori globali.

L’Europa, da parte sua, si prepara a reagire, anche se al momento non ha reso pubblica una strategia definitiva. Quel che è certo è che la Trumpeconomics, basata su un approccio protezionista, non si affronta semplicemente aumentando gli acquisti di gas o cercando accordi settoriali. La posta in gioco è più alta e riguarda l’intero sistema degli scambi internazionali, con effetti che potrebbero ripercuotersi ben oltre i confini americani. Intanto, mentre i tecnici discutono, le aziende del metallo si trovano a dover ricalcolare costi e forniture, in un mercato sempre più volatile.

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