Menopausa, un esame del sangue può anticipare il rischio di demenza e ictus

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un semplice prelievo di sangue potrebbe rivelare, già nella mezza età, segnali molecolari capaci di anticipare il rischio di declino cognitivo e di eventi cerebrovascolari nelle donne che attraversano la transizione menopausale. È quanto emerge da un filone di ricerche che negli ultimi anni sta ridefinendo il modo in cui la medicina guarda a questa fase della vita, non più soltanto come a un passaggio riproduttivo ma come a una finestra critica per la salute del cervello.

Un team dell'Università della California a San Francisco ha individuato sedici biomarcatori ematici legati all'invecchiamento cerebrale che tendono ad aumentare proprio durante la menopausa e che, negli anni successivi, risultano associati a una memoria peggiore, a funzioni cognitive più fragili e a una maggiore probabilità di sviluppare il morbo di Alzheimer.

Cosa misurano i nuovi biomarcatori

Il dato non sorprende chi studia il cervello femminile. Alcune proteine legate all'infiammazione e con un impatto negativo sulla funzionalità cerebrale sono presenti in concentrazioni più elevate nel sangue delle donne in menopausa, come documentato da uno studio pubblicato su Nature Medicine. Si tratta di un indizio in più sul perché questo periodo rappresenti una fase di transizione stressante per il cervello, ma anche di una possibile pista terapeutica per proteggere la salute cerebrale femminile.

A integrare il quadro arrivano i risultati di una ricerca condotta nell'ambito della Women's Health Initiative su quasi duemila donne in postmenopausa senza storia di demenza: livelli più alti di estradiolo biodisponibile risultano associati a concentrazioni maggiori di 24(S)-idrossicolesterolo, un marcatore del turnover del colesterolo cerebrale, e di 27-idrossicolesterolo, legato al metabolismo sistemico.

L'associazione è più forte tra le portatrici dell'allele APOE4, il principale fattore di rischio genetico per l'Alzheimer, e tra chi non assume farmaci per abbassare il colesterolo.

La cronologia degli eventi vascolari

Sul versante del rischio cerebrovascolare, uno studio condotto sulla coorte britannica UK Biobank su oltre 222.000 donne ha mostrato che la menopausa è associata in modo indipendente a un aumento del rischio di malattia aterosclerotica cardiovascolare, con un'associazione particolarmente marcata sotto i sessant'anni. Le donne in postmenopausa presentavano un rischio stimato a dieci anni del 3,75 per cento contro lo 0,81 per cento delle coetanee in premenopausa.

Il dato si inserisce in una cornice clinica che ha portato la American Heart Association a riconoscere già nel 2020 la transizione menopausale come una fase distinta per la salute vascolare del cervello. La perdita di estrogeni contribuisce a disfunzione endoteliale, maggiore rigidità arteriosa, aumento del colesterolo totale e trigliceridi, con un profilo metabolico che favorisce l'aterogenesi.

La menopausa precoce provocata dalle cure

C'è poi un capitolo specifico, quello delle donne che entrano in menopausa prima del tempo a causa di un intervento chirurgico alle ovaie o di una terapia oncologica. Per loro la cessazione della funzione ovarica arriva quando il corpo non è ancora pronto, e le conseguenze si sommano. Uno studio di popolazione finlandese condotto su oltre 5.800 donne con insufficienza ovarica prematura, seguite per un massimo di trent'anni, ha rilevato che chi entra in menopausa spontaneamente prima dei quarant'anni ha più del doppio delle probabilità di morire per qualsiasi causa o per malattia cardiaca rispetto alle donne senza questa condizione. Il rischio di mortalità per cancro risulta più che quadruplo. Tuttavia, tra chi ha utilizzato la terapia ormonale sostitutiva per più di sei mesi, il rischio di mortalità generale e per cancro si è ridotto di circa la metà.

Un ulteriore studio di data linkage ha mostrato che la menopausa precoce di origine iatrogena si accompagna a un aumento del rischio di fratture dell'anca, disturbi circolatori ed endocrini, con variazioni legate alla causa scatenante.

Il ruolo della terapia ormonale e della genetica

Il quadro si complica quando si considera l'interazione tra terapia ormonale e assetto genetico. Uno studio osservazionale su 136 donne cognitivamente integre ha trovato che le portatrici dell'allele APOE4 che facevano uso di terapia ormonale mostravano livelli peggiori di biomarcatori nel liquido cerebrospinale, con rapporti p-tau/Aβ42 e Aβ42/40 sfavorevoli rispetto a tutte le altre categorie esaminate.

Un lavoro pubblicato su Res Sq ha inoltre evidenziato che, nelle portatrici di APOE4, livelli più elevati di estradiolo endogeno si associano a un pattern di connettività funzionale dell'ippocampo definito maladattativo, correlato a un profilo di rischio Alzheimer peggiore. Nelle donne senza quella variante genetica, al contrario, l'estradiolo sembra esercitare un effetto distinto e benefico sulla connettività cerebrale.

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