Menopausa e cervello, cosa rivela lo studio sulle proteine del sangue
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Redazione Salute
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La menopausa viene spesso descritta attraverso i suoi effetti più immediati, dalle vampate alle alterazioni del sonno. Dal punto di vista biologico, però, la transizione coinvolge processi molto più ampi: cambiano gli ormoni sessuali, ma nello stesso periodo possono modificarsi anche metabolismo, sistema cardiovascolare, processi infiammatori e funzionamento di diversi tessuti, compreso il cervello.
È questa relazione che uno studio pubblicato su Nature Medicine ha analizzato attraverso la proteomica del sangue, una tecnica che permette di misurare contemporaneamente molte proteine e osservare quali cambiano tra le diverse fasi della menopausa.
Il disegno dello studio e le proteine identificate
I ricercatori dell'Università della California a San Francisco hanno reclutato 80 donne tra i 43 e i 58 anni, classificate con il sistema STRAW+10 in premenopausa, perimenopausa e postmenopausa. L'analisi del sangue ha permesso di identificare 16 proteine i cui livelli risultavano elevati nelle donne in postmenopausa rispetto a quelle in premenopausa, dopo aggiustamento per l'età. Si tratta di molecole legate a processi infiammatori, alla salute delle sinapsi, al metabolismo e ad alcuni meccanismi associati alla malattia di Alzheimer.
Tra le proteine emerse figurano citochine infiammatorie come CCL2, CCL11 e IL-12p70, proteine coinvolte nella funzione neuronale come BDNF e SNAP25, e marcatori come BACE1 e p-tau231. I ricercatori hanno osservato che i livelli di queste molecole si correlavano più strettamente con i cambiamenti ormonali della menopausa che con l'età cronologica delle partecipanti. In particolare, alcune proteine infiammatorie aumentavano al diminuire dell'estradiolo, mentre altre legate alla biologia dell'Alzheimer crescevano all'aumentare dell'ormone follicolo-stimolante.
La replica in una coorte più ampia e il legame con le funzioni cognitive
Per verificare la solidità di questi risultati, il gruppo ha replicato l'analisi su 2.814 donne del Regno Unito di età compresa tra 45 e 60 anni, i cui dati erano già disponibili nel UK Biobank. In questa popolazione, circa 1.300 delle quasi 3.000 proteine esaminate mostravano differenze legate alla fase menopausale, con una prevalenza di processi infiammatori e catabolici e segnali di invecchiamento biologico accelerato a livello di organi e cellule, incluso il cervello.
Il passo successivo ha riguardato quattro coorti indipendenti di donne anziane, per un totale di 11.925 partecipanti con età media compresa tra 60,7 e 72,1 anni. Qui i ricercatori hanno applicato un punteggio proteomico costruito sulle 16 proteine identificate nella fase precedente e hanno osservato che livelli più elevati di questo punteggio erano associati a peggiori performance di memoria e a un rischio maggiore di sviluppare la malattia di Alzheimer nel corso degli anni.
Il ruolo dei sintomi vasomotori e le prospettive della ricerca
Un ulteriore elemento emerso riguarda il legame tra sintomi vasomotori e profilo proteico. Le donne che riferivano vampate notturne presentavano livelli più elevati di alcune molecole infiammatorie, e questa associazione sembrava persistere anche a distanza di anni. Tuttavia, gli stessi autori hanno precisato che si tratta di risultati correlazionali: non è ancora chiaro se la menopausa inneschi direttamente i cambiamenti cerebrali o se sia piuttosto un indicatore di processi che iniziano prima o indipendentemente da essa.
La dimensione contenuta del campione iniziale, appena 80 donne, impone cautela nell'interpretazione.
La ricerca suggerisce comunque che il sangue possa offrire una finestra su ciò che accade al cervello durante la transizione menopausale, con potenziali implicazioni per l'identificazione precoce di donne a maggior rischio e per lo sviluppo di strategie di prevenzione. Ulteriori studi su coorti più ampie e con follow-up longitudinali saranno necessari per chiarire il significato clinico di queste firme molecolari.
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