Il cervello in menopausa non si restringe: lo studio che riscrive le transizioni femminili
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Per decenni la biologia del cervello femminile è rimasta tra i territori meno esplorati delle neuroscienze, nonostante le donne costituiscano metà della popolazione mondiale. Le grandi transizioni ormonali che scandiscono la vita riproduttiva – pubertà, gravidanza e menopausa – hanno effetti profondi sul sistema nervoso centrale, ma fino a oggi gli scienziati non avevano mai chiarito se questi momenti innescassero meccanismi di rimodellamento cerebrale simili oppure percorsi indipendenti.
Una ricerca pubblicata su Nature Communications colma ora questa lacuna, rivelando che la transizione menopausale si distingue nettamente dalle altre due fasi per una sorprendente stabilità strutturale.
Un confronto diretto tra tre momenti della vita
Il gruppo di ricerca guidato da Sophie van ’t Hof e Elseline Hoekzema, del Centro Medico dell’Università di Amsterdam, ha analizzato dati di risonanza magnetica strutturale raccolti in più intervalli temporali durante le transizioni attraverso pubertà, gravidanza e menopausa. Lo studio ha coinvolto complessivamente oltre 200 partecipanti attive nei tre percorsi, affiancate da gruppi di controllo di donne che si trovavano in fasi stabili, pre o post transizione.
I risultati mostrano che pubertà e gravidanza condividono un pattern comune: entrambe sono associate a riduzioni accelerate del volume di materia grigia corticale – lo strato esterno e rugoso del cervello, coinvolto in memoria, ragionamento e movimento – con perdite osservate in regioni sovrapponibili come le cortecce associative prefrontale, parietale e temporale.
La transizione menopausale, al contrario, non mostra alcuna riduzione significativa né del volume totale né di quello corticale rispetto ai gruppi di controllo pre e postmenopausali. «Nessuno aveva mai esaminato i cambiamenti dell’intera materia cerebrale in questa transizione menopausale prima d’ora», ha dichiarato van ’t Hof durante una conferenza stampa dedicata ai risultati. La ricercatrice ha definito lo studio «ricerca fondamentale, che punta a comprendere i meccanismi cerebrali di base del cervello femminile», un ambito a lungo trascurato.
Un declino che si arresta proprio durante il passaggio
I dati offrono un dettaglio che merita attenzione. Nelle donne che rimangono in uno stato premenopausale stabile, così come in quelle stabilmente postmenopausali, il volume della materia grigia continua a ridursi mese dopo mese. È il declino legato all’invecchiamento, che procede inesorabile. Durante la transizione vera e propria, invece, questa riduzione mensile non raggiunge la soglia di significatività statistica dopo la correzione di Bonferroni.
In altre parole, il cervello femminile sembra attraversare il passaggio menopausale senza la perdita di volume che accompagna sia gli anni precedenti sia quelli successivi.
Gli autori ipotizzano che questa assenza di declino legato all’età durante la transizione possa essere collegata alle riduzioni dei livelli di ormoni steroidei sessuali tipiche di questa fase, ma sottolineano che sarebbe necessario ulteriore lavoro per stabilire un nesso causale. Quel che appare chiaro è che pubertà, gravidanza e menopausa sono associate a pattern distinti di cambiamento strutturale, e non a una risposta uniforme alle fluttuazioni ormonali.
Limiti e cautele interpretative
Lo studio presenta alcuni limiti che gli stessi autori riconoscono. Le partecipanti hanno auto-riferito la propria fase menopausale, senza che i ricercatori la confermassero con test ormonali o diagnostici. Inoltre, i risultati non si allineano del tutto con precedenti ricerche che avevano rilevato riduzioni distinte del volume di materia grigia nell’ippocampo durante la transizione menopausale. Van ’t Hof ha precisato che è troppo presto per affermare se specifici cambiamenti strutturali siano collegati alla funzione cognitiva in menopausa.
La stessa cautela emerge dalle valutazioni indipendenti. Nuria Marín Jiménez, ricercatrice post-dottorato all’Università di Almería, ha osservato che il fatto di non rilevare una riduzione significativa del volume corticale durante questa transizione «non significa che il cervello non cambi», e che gli stessi autori considerano preliminare questa interpretazione.
Rafael Romero García, professore di Fisiologia Medica e direttore del Laboratorio di Neuroimmagine e Reti Cerebrali, ha aggiunto che il volume cerebrale è una misura macroscopica che non permette di identificare cambiamenti a livello cellulare o alterazioni funzionali, e che trattandosi di uno studio osservazionale non è possibile stabilire una relazione causale tra variazioni ormonali e modificazioni cerebrali.
Un quadro che si arricchisce di sfumature
La ricerca olandese si inserisce in un filone che sta ridefinendo la comprensione del cervello femminile lungo l’intero arco della vita. Un altro studio, pubblicato su JAMA Network Open e condotto su 2.603 donne anziane seguite per un massimo di 18 anni nell’ambito del Religious Orders Study e del Rush Memory and Aging Project, ha esaminato il rapporto tra età della menopausa e declino cognitivo.
I risultati indicano che entrare in menopausa in età più giovane – intorno ai 47 anni, cinque anni prima della media – è associato a un declino più rapido della cognizione globale e della memoria episodica, a un accumulo accelerato di iperintensità della sostanza bianca e a un’insorgenza più precoce della malattia di Alzheimer.
Riley Bove, professoressa di Neurologia all’Università della California di San Francisco e tra gli autori di questo secondo lavoro, ha spiegato che «ciò che c’è di nuovo è che si vede davvero la traccia duratura» di queste associazioni, che persistono e si intensificano decenni dopo la transizione.
Monica Christmas, direttrice del Programma Menopausa e del Centro per la Salute Integrata della Donna all’Università di Chicago, ha sottolineato l’importanza di affrontare i fattori di rischio cardiovascolare e metabolico in mezza età, precisando però che le donne non devono interpretare la menopausa precoce come un predittore di demenza.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
