Francesca Lollobrigida, l’ultimo ballo sul ghiaccio: nella mass start per chiudere da protagonista

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Dopo aver incantato l’Italia intera con due ori leggendari nei 3000 e nei 5000 metri, Francesca Lollobrigida si appresta a vivere quella che con ogni probabilità sarà la sua ultima gara olimpica. Il programma dello speed skating ai Giochi di Milano Cortina 2026 si chiude con la mass start femminile, una specialità che di tecnico ha ben poco e di situazionale tutto, dove la tattica e la capacità di leggere gli eventi in frazioni di secondo diventano molto più importanti della pura potenza atletica. Dopo il deludente, ma ampiamente preventivato, tredicesimo posto nei 1500 metri di ieri — distanza che la stesa laziale aveva definito non nelle sue corde, preferendo concentrare la preparazione sulle prove di fondo — l’azzurra si rimette in gioco sull’anello di Rho per cercare quel terzo metallo prezioso che renderebbe la sua rassegna a cinque cerchi semplicemente perfetta -1-8-10.

La gara che andrà in scena sarà un affare complesso, una sfida nella sfida dove i rifornimenti intermedi e le volate per i punti possono stravolgere qualsiasi pronostico. Lollobrigida, forte di due titoli iridati proprio in questa disciplina, conosce perfettamente le insidie che si celano dietro ogni tornata. "Domani deve essere una gara molto studiata, molto tattica", ha spiegato la pattinatrice romana al termine della prova dei 1500 metri, chiara nel delineare le difficoltà che dovrà affrontare -1. Il suo principale scoglio, lo ha ribadito senza troppi giri di parole, sarà la solitudine tattica: "io correrò da sola e ho delle avversarie che giocano di squadra", un riferimento esplicito alle possibili combinazioni tra atlete della stessa nazionale, capaci di dettare il ritmo e chiudere gli spazi per favorire la propria capitana -1-10.

Il peso delle favorite e l’importanza della posizione

Sarà proprio questa la variabile cruciale della serata. Nazioni come i Paesi Bassi, reduci dal trionfo nei 1500 metri con Antoinette Rijpma-De Jong — capace di beffare la norvegese Ragne Wiklund per soli sei centesimi — possono contare su più atlete di alto livello per impostare una tattica di squadra, complicando la vita a chi, come l’italiana, deve invece fare affidamento esclusivamente sul proprio istinto e sulla propria esperienza. Le olandesi Marijke Groenewoud e Femke Kok, ad esempio, potrebbero rivelarsi pedine fondamentali per logorare le avversarie o lanciare la volata perfetta. Senza dimenticare la canadese Valerie Maltais, bronzo nei 1500 metri e atleta estremamente competitiva nelle lunghe distanze, e la stessa Wiklund, che cercherà il riscatto dopo l'argento sfumato per un soffio. Lollobrigida lo sa bene: "Per arrivare a fare una buona volata domani devo anche trovarmi in una buona posizione". Gli ultimi quattro giri, ha aggiunto, saranno i più critici, perché tutti cercheranno di piazzarsi per lo sprint finale e lì, da sola, dovrà decidere se allungare, chiudere un varco o aspettare, operando scelte lampo in frazioni di secondo.

L’addio al calore di casa e il futuro del movimento

Al di là dell’aspetto puramente agonistico, la mass start di domani rappresenterà un momento carico di emotività per la pattinatrice di casa. Con ogni probabilità, sarà la sua ultima discesa in pista in un'Olimpiade, un'occasione per assaporare ancora una volta l'affetto del pubblico amico. "Mi dispiace che sarà l'ultimo giorno perché non capiterà un'altra volta di sentire il calore del pubblico a casa, quindi voglio godermelo appieno", ha confessato con una punta di malinconia, lasciando intendere che i Giochi in casa rappresentano un'esperienza unica e irripetibile nella carriera di un'atleta.

Un discorso, quello sull'eredità, che Lollobrigida ha esteso anche alle strutture, sollevando il tema dell'impianto di Rho. Forte dei tre ori vinti finora dal team azzurro del pattinaggio velocità, ha ironizzato sul fatto che forse si dovranno aspettare altri vent'anni per avere una pista coperta professionale, visto che l'area della Fiera verrà riconvertita per l'hockey. "Se non parlano i nostri risultati, che comunque al momento abbiamo vinto tre ori, che dobbiamo fare di più noi?", si è chiesta retoricamente, sottolineando come la mancanza di una struttura fissa limiti il ricambio generazionale e la crescita di nuovi atleti -2-10.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.