Lollobrigida, tredicesima nei 1500: “È stata la mia miglior gara stagionale, ora penso alla mass start”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’azzurra torna sul ghiaccio di Rho dopo i due ori, ma sulla distanza breve deve accontentarsi di un piazzamento lontano dal podio. Una prova, la sua, che non sorprende gli addetti ai lavori, considerato che la stessa pattinatrice aveva più volte ribadito, fin dai giorni precedenti la competizione, di non voler caricare l’appuntamento dei 1500 metri di eccessive aspettative. Francesca Lollobrigida, del resto, aveva costruito la sua preparazione in funzione delle lunghe distanze – quelle che le hanno regalato il metallo più pregiato nei 3000 e nei 5000 metri – e la gara di ieri pomeriggio andava interpretata, nella sua strategia, come un semplice passaggio intermedio in vista dell’impegno odierno -1.

La 35enne laziale, che ha affrontato la prova con la serenità di chi sa di aver già ampiamente superato gli obiettivi prefissati, ha chiuso la sua fatica con il tredicesimo tempo in 1.56.51, in una gara che ha visto trionfare l’olandese Antoinette Rijpma-De Jong. La specialista dei Paesi Bassi ha avuto la meglio sulla norvegese Ragne Wiklund per soli sei centesimi, confermando la supremazia olandese nella disciplina, mentre il bronzo è andato alla canadese Valerie Maltais -1. Una competizione, quella dei 1500 metri, che ha regalato emozioni e colpi di scena, primo fra tutti il clamoroso calo della giapponese Miho Takagi, apparsa in controllo fino all’ultima curva per poi cedere vistosamente nel rettilineo finale, chiudendo sesta.

Per Lollobrigida, apparsa distesa e consapevole ai microfoni di Sky TG 24 al termine della sua prova, la priorità rimane la mass start, in programma oggi. “Sono un’atleta che conosce le sue caratteristiche – ha spiegato – e venendo da un anno complesso, la scelta del team è stata netta: o si preparavano le lunghe distanze o si lavorava sulle brevi. Non c’era una via di mezzo” -1. La pattinatrice ha poi aggiunto, con un realismo che non lascia spazio a fraintendimenti, di ritenere questa prestazione la migliore dell’intera stagione sulla distanza, un segnale che interpreta come positivo in ottica futura.

La tattica dell’azzurra in vista dell’ultimo atto olimpico

L’approccio mentale di Lollobrigida alla gara dei 1500 metri è stato chiaro fin dall’inizio: un’esercitazione tecnica per tenere accese le gambe, per non perdere il contatto con la competizione e per arrivare all’appuntamento clou nella condizione migliore -9. Ieri era l’allenamento, oggi la battaglia. Sulla pista di Milano Rho, la fondista italiana dovrà vedersela con un gruppo di avversarie agguerrite, contro le quali non basterà la sola potenza fisica. “Domani deve essere una gara molto studiata, molto tattica – ha proseguito l’azzurra nel suo intervento –. Devo rimanere calma, perché io correrò da sola e ho delle avversarie che, al contrario, possono giocare di squadra. Per arrivare a fare una buona volata, devo anche trovarmi in una buona posizione” -1. Una consapevolezza, la sua, che denota l’esperienza di chi ha già vissuto certi palcoscenici e sa quanto i dettagli, negli ultimi quattro giri, possano fare la differenza tra una medaglia e un piazzamento.

Il bis nei 5000 e la doppietta storica

L’exploit di Francesca Lollobrigida a questi Giochi di Milano Cortina 2026 rappresenta una pagina di storia per lo sport italiano. Dopo l’oro conquistato il giorno del suo 35esimo compleanno nei 3000 metri con annesso record olimpico, l’atleta ha replicato pochi giorni dopo nella distanza doppia, i 5000 metri -2-6. In quell’occasione, l’azzurra è riuscita a prevalere per un soffio sull’olandese Merel Conijn, fermando il cronometro sul tempo di 6’46”17 e beffando la rivale per un solo decimo di secondo. Una performance che l’ha proiettata nell’élite della specialità, rendendola la sesta donna nella storia a riuscire nell’impresa di vincere l’oro sia nei 3000 che nei 5000 metri nella stessa edizione dei Giochi Olimpici -6.

L’eredità olimpica e il futuro degli impianti

Oltre alle fatiche sportive, Lollobrigida si è concessa una riflessione sul futuro della disciplina in Italia. Interrogata sul destino della pista di velocità dopo i Giochi, l’azzurra non ha nascosto una certa amarezza, pur mantenendo un tono pragmatico. “Io so che non è facile tenere aperto un impianto come il nostro, su questo bisogna essere molto realisti ed è ovvio che dispiace”, ha detto, scherzando poi sul fatto che forse toccherà aspettare altri vent’anni prima di avere una struttura adeguata -5. Un pensiero, il suo, che parte dai numeri: tre ori vinti dalla squadra di velocità sono un biglietto da visita importante, un risultato che, secondo l’atleta, dovrebbe indurre una riflessione sulla possibilità di incrementare il bacino di praticanti e atleti. “Se non parlano i nostri risultati – ha concluso – che dobbiamo fare di più noi?” -5.

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