Francesca Lollobrigida, il bis nei cinquemila e quella medaglia d’oro che la consegna alla leggenda del ghiaccio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È accaduto tutto nell’ultima coppia, quando il cronometro del Milano Speed Skating Stadium – quel ghiaccio ormai amico sul quale aveva già inciso il suo nome tre giorni prima – sembrava essersi fermato sui tempi delle olandesi e delle norvegesi. Francesca Lollobrigida, la pattinatrice di Frascati che della dinastia della diva del cinema scomparsa nel gennaio del 2023 ha ereditato il cognome e una certa idea di grazia competitiva, ha spinto i pattini oltre il dolore e oltre ogni crono di riferimento. L’ha fatto con quel verde speranza smaltato sulle unghie, lo stesso portafortuna dei tremila metri, l’ha fatto mentre il boato del pubblico italiano la inseguiva curva dopo curva e l’ha fatto, soprattutto, quando la fatica ai 3800 metri era tale che la respirazione diventava macchinosa e il vantaggio sull’olandese Merel Conijn, argento con appena dieci centesimi di ritardo, sembrava potesse liquefarsi da un istante all’altro -1-6. Invece no: il manto azzurro ha tagliato il traguardo in 6 minuti, 46 secondi e 17 centesimi, centodieci millesimi meglio della Conijn, centosettanta meglio della norvegese Ragne Wiklund, e l’inno di Mameli è risuonato di nuovo, solenne, per lei -6. È la quarta medaglia olimpica in carriera – dopo l’argento e il bronzo di Pechino 2022 – ma è il secondo oro in quattro giorni, e questa doppietta sulle distance (tremila e cinquemila) in una singola edizione dei Giochi l’avevano realizzata soltanto olandesi, tedesche, ceche: un elenco di leggende che da ieri include anche una trentacinquenne italiana -10.

A Casa Italia, a Milano, il presidente del Coni Luciano Bonfiglio è letteralmente sceso di corsa per abbracciare «la nostra ragazzina», come l’ha chiamata con una confidenza che sa di orgoglio paterno, aggiungendo – e l’ironia non guasta – la speranza di non beccarsi una multa per eccesso di velocità -5. Poco prima, durante la premiazione, c’era stata la scena forse più autentica dell’intera giornata: l’abbraccio lungo, intenso, tra Lollobrigida e la ceca Martina Sablikova, sette medaglie olimpiche sul groppone e una carriera che ha dominato la specialità per quasi due decenni -6. Un passaggio di testimone silenzioso, senza troppe parole, che ha suggellato l’ingresso dell’azzurra in quel ristrettissimo club di atlete capaci di vincere tutto, anche quando tutto sembrava perso.

Eppure, fino a pochi mesi fa, Lollobrigida non era qui. O meglio, non era qui con la testa. Lo ha raccontato lei stessa, con quella franchezza che la contraddistingue: la stagione era stata la peggiore della vita, piena di problemi fisici e di pianti, tappe del mondo terminate in lacrime e un pensiero fisso, ossessivo, di smettere -3-8. «Chi era lì accanto percepiva il mio stato d’animo», ha detto. Ma c’era Tommaso, nato nella primavera del 2023, e c’era l’idea che una mamma non possa insegnare al proprio figlio la resa prima ancora di presentarsi sulla linea di partenza. Così non si è arresa -3-8. È tornata a pattinare, ha vinto il mondiale dei cinquemila ad Hamar un anno fa e si è presentata a questi Giochi di casa con la consapevolezza che sarebbe stata l’occasione per dimostrare una cosa sola: che si può essere madri e tornare più forti di prima -8-9.

La dimostrazione, però, non è stata gradita da tutti. Dopo l’oro dei tremila metri, vinto nel giorno del suo trentacinquesimo compleanno e impreziosito dal record olimpico, Lollobrigida aveva concesso un’intervista con il piccolo Tommaso in braccio. Il bambino – tre anni, mani vispe e voglia di uscire dai riflettori – le aveva tappato la bocca, afferrato il naso, zittito la campionessa mentre tentava di raccontare la sua impresa -2. Una scena che molti hanno giudicato spontanea e tenera; altri, invece, l’hanno letta come il sintomo di una mancanza, di un sostegno che sarebbe dovuto esserci e invece no. Sui social è partito il dibattito, come accade sempre quando la maternità delle atlete diventa improvvisamente pubblica: c’è chi ha scritto che «non è un momento dolce, è una mamma senza supporto» e chi, al contrario, ha fatto notare che era stata lei stessa a prendere il bambino dal marito – Matteo Angeletti, anche lui pattinatore, sposato a luglio – e che nessuno le aveva imposto nulla -2-3. Francesca Lollobrigida, a distanza di ore, ha detto di esserci rimasta male. «Sono stata spontanea, l’ho abbracciato e basta», ha replicato, con quel tono pacato che non cerca scontri ma nemmeno li rifugge. Intanto il marito, lo stesso che l’ha aspettata a casa quando era lontana e che ha gestito la quotidianità del figlio mentre lei inseguiva l’oro, probabilmente era lì, dietro l’obiettivo, a sorridere.

Ora l’azzurra ha parlato di un altro desiderio, che non riguarda medaglie né record. Ha detto che vuole un altro figlio, perché non vuole lasciare Tommaso da solo -3-8. Una frase che è già una dichiarazione d’intenti, anche se prima, ha precisato, penserà a finire la stagione. I Giochi di Milano-Cortina, per lei, non sono ancora finiti: manca la mass start, la gara che a Pechino le aveva regalato il bronzo e che qui potrebbe aggiungere un altro colore a questa collezione straordinaria. Ma qualunque cosa accada, Francesca Lollobrigida è già l’atleta italiana più medagliata di sempre nel pattinaggio di velocità su ghiaccio, e l’ha fatto a trentacinque anni, con un figlio piccolo e due ori al collo.

L’abbraccio della politica e il gesto della ceca

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, era a Cortina nei giorni precedenti e aveva pranzato con gli azzurri al Villaggio olimpico -10. Non era presente alla gara dei cinquemila, ma a Casa Italia qualcuno aveva già pronunciato il suo nome. Bonfiglio, con quella battuta sulla multa, aveva scherzato sul fatto che «vorrei che rimanesse con noi tutti i giorni, perché in due giorni abbiamo fatto tre ori» -10. Ma la scena più significativa, prima ancora delle dichiarazioni istituzionali, è stata quella dell’abbraccio con Sablikova: la ceka, autentica monumento della specialità, ha stretto l’azzurra come si stringe un’erede, senza bisogno di interpreti -6. Sul podio, intanto, il pubblico cantava l’inno e Francesca Lollobrigida sorrideva, finalmente regina di una distanza che fino a ieri l’aveva vista soltanto inseguire.

Il cronometro e la fatica, la strategia e il bis

La gara è stata un capolavoro di gestione. Lollobrigida era consapevole che Conijn e Wiklund avevano già fatto segnare tempi vicini al muro dei 6 minuti e 46 secondi, e sapeva che gli ultimi tre giri sarebbero stati una via crucis. Ha tenuto il ritmo, ha sofferto quando il vantaggio si è assottigliato, ma non ha mai smesso di crederci. All’arrivo, la differenza tra l’oro e l’argento è stata di un soffio: dieci centesimi, meno del tempo di un battito di ciglia -6. Una vittoria costruita sulla testa prima che sulle gambe, sulla determinazione di non voler essere soltanto la campionessa dei tremila, ma qualcosa di più. E quel qualcosa di più adesso è realtà.

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