Il giallo di Tarcento: il cellulare agganciato e l’appello del nonno per la famiglia scomparsa nel nulla
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Redazione Interno
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Le campagne di ricerca nel Friuli non hanno ancora restituito alcuna traccia di Sonia Bottacchiari, 49 anni, e dei suoi due figli di 14 e 16 anni, scomparsi nel nulla insieme ai loro quattro cani. L’unico elemento concreto, in questo scenario dominato dal silenzio e dall’assenza di contatti, rimane l’aggancio del cellulare della donna avvenuto tra il 21 e il 22 aprile nella zona di Tarcento, in provincia di Udine: un breve segnale, subito seguito dal black out totale dei tre telefoni, che sono ormai irraggiungibili da giorni. A dare voce all’angoscia dei parenti è stato Riccardo Bottacchiari, 79 anni, padre della donna, il quale ha lanciato un appello accorato affinché i suoi cari – partiti da Castell’Arquato, nel Piacentino, per quella che doveva essere una breve vacanza nella natura – facciano ritorno a casa, assicurando che «tutto si risolve».
Le tracce materiali e le stranezze dell’allontanamento
Quando la famiglia, lo scorso 20 aprile, ha lasciato l’Emilia per il Friuli, portava con sé non solo i quattro cani (un maremmano e tre meticci), ma anche un equipaggiamento che ha subito incuriosito gli investigatori: radioline, filo da pesca e sale, solitamente usato per attirare la selvaggina. Sembra quasi l’attrezzatura per un isolamento prolungato, lontano dalle comodità delle strutture ricettive, piuttosto che il bagaglio di un semplice fine settimana. A insospettire ulteriormente l’ex marito, Yuri Groppi, è stato il fatto che la destinazione dichiarata – un campeggio a Gemona – non risulti avere alcuna prenotazione a loro nome; la loro auto, una Chevrolet Captiva, è stata poi rintracciata parcheggiata a Tarcento, mentre le tende che avevano caricato in partenza non sono state trovate all’interno del veicolo.
L’ipotesi del cambio di auto e la quarta persona
Proprio l’ex marito della 49enne, che da anni vive separato da lei, ha formulato un’ipotesi precisa per cercare di dare una svolta alle indagini: potrebbe esserci una quarta persona coinvolta, qualcuno che avrebbe fornito a Sonia un altro mezzo di trasporto per effettuare un cambio macchina e far perdere le tracce. In attesa che le verifiche della procura di Piacenza (che ha aperto un fascicolo per sottrazione di minore) facciano chiarezza, i soccorritori stanno setacciando palmo a palmo il territorio. Droni ed elicotteri sorvolano le zone impervie del tarcentino, mentre i carabinieri e il soccorso alpino esplorano anfratti e sentieri, considerata la passione della donna per l’arrampicata tra i monti.
L’ultimo messaggio prima del buio
L’ultimo contatto con il mondo esterno risale alla sera del 20 aprile: una chiamata al padre per avvisare che stavano raggiungendo il camping, un messaggio a una compagna di classe della figlia sedicenne per informarsi su una verifica a scuola. Il giorno successivo, però, quando l’amica ha risposto, il telefono della ragazza era già muto, e tutti i successivi tentativi di agganciare il segnale sono caduti nel vuoto. Yuri Groppi, che ha raggiunto il posto di comando avanzato per seguire le ricerche, non si spiega questo silenzio assoluto e lascia intendere che la donna potesse avere altri riferimenti logistici nella zona, magari legati a conoscenze fatte durante un precedente viaggio. Intanto, gli inquirenti stanno analizzando i fotogrammi delle telecamere di sorveglianza per capire se, dopo aver abbandonato la Chevrolet, la donna e i suoi due ragazzi siano saliti a bordo di un altro veicolo.




