Il giallo di Tarcento, le lettere di Sonia e quel silenzio lungo tre settimane
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Redazione Interno
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Sono bastate due buste, scoperte quasi per caso tra le mura domestiche del padre, per trasformare un’angosciante scomparsa in un vero e proprio giallo giudiziario. Sonia Bottacchiari, la 49enne che il 20 aprile scorso è sparita nel nulla insieme ai due figli adolescenti – di 14 e 16 anni – e ai quattro cani di famiglia, ha lasciato tracce scritte del proprio stato d’animo prima di allontanarsi da Castell'Arquato, nel Piacentino. Quei fogli, non datati e trovati dall’inviato di una tv durante un servizio nella casa del nonno dei ragazzi, sono finiti subito sul tavolo della procura, aggiungendo un tassello inquietante a un mosaico investigativo già di per sé complesso.
“Situazione di sofferenza”, una lettera ai figli e un bilancio intimo della vita
Le missive, la cui autenticità è ora al vaglio degli inquirenti (sebbene la procura le ritenga riconducibili alla donna), sono profondamente diverse nella loro natura. La prima, la più straziante, è indirizzata direttamente a Joshua e Nishanta, i due ragazzi che ancora oggi risultano dispersi insieme alla madre. La seconda, invece, si configura come un resoconto personale, un tentativo di mettere ordine nella propria esistenza attraverso la scrittura. Secondo quanto riferito dalla procuratrice capo di Piacenza, Grazia Pradella, i testi rivelano “una situazione di sofferenza e inquietudine” che potrebbe giustificare l’allontanamento volontario. Non c’è una data né una firma a sigillare quelle parole, e proprio questa mancanza di riferimenti temporali complica la ricostruzione degli eventi: non è chiaro se siano state scritte nelle ore immediatamente precedenti la partenza o addirittura giorni prima.
Perimetro di ricerche ampliato, ma i cellulari tacciono da settimane
Mentre la procura valuta la possibilità di aggiornare il reato (si procede per sottrazione di minori, ma l’ipotesi del sequestro di persona resta sullo sfondo), le ricerche sul territorio si fanno serrate e si allargano a macchia d’olio. Il prefetto di Udine ha disposto che le operazioni, coordinate dai vigili del fuoco, coprano ora un raggio di una ventina di chilometri in più rispetto all’area iniziale, concentrandosi intorno a Tarcento, dove il 6 maggio è stata recuperata l’auto della famiglia. Un dettaglio tecnico lascia intendere una volontà precisa nella sparizione: i quattro smartphone in possesso del gruppo – i personali dei ragazzi, quello di Sonia e persino il dispositivo aziendale che utilizzava per il lavoro in un caseificio – sono stati spenti tutti simultaneamente. Un gesto deliberato, secondo chi indaga, che ha azzerato ogni possibilità di geolocalizzazione e ha reso vani tutti i tentativi di contatto.
Un appello per riconoscere i cani e il silenzio degli animali
L’associazione Penelope Fvg, che affianca i parenti, ha intensificato gli appelli alla popolazione, ma ha dovuto farlo in assenza di un elemento chiave. Solo nella tarda serata di ieri, infatti, sono state diffuse le fotografie dei quattro animali che accompagnano i fuggitivi: si tratta di Dalmatina, Squinty, Raya (una grande maremmana bianca) e Shakti. Fino a quel momento, la mancanza di immagini aveva ostacolato le verifiche delle segnalazioni, molte delle quali provenienti da escursionisti che sostengono di aver incrociato una donna con due ragazzi e tre cani lungo i sentieri montani del Friuli. Tuttavia, nessuna di queste testimonianze ha ancora portato a un contatto diretto. La Procura ha comunque garantito che il “posto di ricerca avanzato” resterà attivo, proseguendo le battute in quelle zone impervie dove, forse, qualcuno ha visto sfrecciare un maremmano bianco o ha udito un latrato lontano tra i boschi di Tarcento.




