L’auto ritrovata, il silenzio di due settimane: le tracce della famiglia Bottacchiari si perdono tra Tarcento e la Slovenia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Erano partiti da Castell’Arquato, nel piacentino, per quella che doveva essere una breve vacanza tra le montagne del Friuli, ma dal 20 aprile scorso di Sonia Bottacchiari, 49 anni, e dei suoi due figli di 14 e 16 anni – assieme ai loro quattro cani – si sono perse definitivamente le tracce. Una scomparsa, avvolta nel mistero, che ha spinto l’ex marito della donna, e padre dei ragazzi, a presentare denuncia e che ha indotto la Procura di Piacenza ad aprire un fascicolo per sottrazione di minore. L’unico elemento concreto, emerso dopo giorni di ricerche febbricitanti, è stato il ritrovamento della loro Chevrolet Captiva grigia, avvenuto a Tarcento (Udine), in un parcheggio di via Monte Grappa, un posto che gli inquirenti descrivono come insolito per degli escursionisti, né il personale del campeggio di Gemona, dove la famiglia aveva dichiarato di voler sostare, ha mai confermato una loro prenotazione.

L’appello del nonno e le ultime volontà della madre

L’allarme, ormai amplificato a livello nazionale, ha trovato voce in un accorato appello rivolto da Riccardo Bottacchiari, 79 anni, padre di Sonia. L’uomo, che vive al piano terra della stessa abitazione occupata dalla donna prima della partenza, ha spiegato ai cronisti che l’ultimo contatto risale al 20 aprile, quando la nipote gli inviò un messaggio per rassicurarlo («Tutto bene, siamo arrivati»), per poi sprofondare nel più assoluto silenzio. Un particolare che aggiunge peso alla vicenda è legato ai preparativi della partenza: Sonia si sarebbe licenziata dal suo posto di lavoro proprio il giorno in cui è partita, facendosi liquidare le spettanze per un importo di circa cinquemila euro, una circostanza che gli inquirenti considerano determinante per avvalorare l’ipotesi di un allontanamento volontario e pianificato.

Il messaggio alla compagna e l’attrezzatura per sopravvivere

Le ultime comunicazioni digitali dei tre aggiungono ulteriori tasselli a un quadro già di per sé complesso e frammentato. La sera del 20 aprile, la figlia sedicenne ha contattato una sua compagna di scuola per chiedere informazioni su una verifica in classe, ma quando la ragazza ha risposto il giorno successivo, il messaggio non è stato mai visualizzato, bloccandosi sulle sole “spunte grigie” di WhatsApp. Per loro, inoltre, i carabinieri stanno cercando traccia di un equipaggiamento particolare che sarebbe stato portato all’interno del bagagliaio: assieme a tende da campeggio, risulta infatti che siano stati acquistati o portati con sé delle radioline, del filo da pesca e persino del sale per attirare bestie selvatiche, un corredo che secondo gli investigatori suggerisce l’intenzione di isolarsi e di sopravvivere lontano dalla civiltà o di spostarsi a piedi in zone impervie.

Le ricerche serrate e il coinvolgimento sloveno

Sul fronte operativo, da quando l’auto è stata localizzata a Tarcento, il baricentro delle ricerche si è spostato stabilmente in Friuli. I carabinieri dei comandi di Udine e Piacenza, coadiuvati dai vigili del fuoco – che hanno schierato l’elicottero “Drago” e unità cinofile – e dal Soccorso alpino, stanno scandagliando i sentieri e le pareti rocciose della zona, data la nota passione della madre per l’arrampicata. Non viene esclusa la possibilità che la famiglia, dopo aver abbandonato la Chevrolet (all’interno della quale non sono state trovate le tende né i cani), sia proseguita su un altro veicolo, forse attraverso il confine con la Slovenia. In tal senso, le autorità italiane hanno attivato i canali di cooperazione transfrontaliera con la polizia slovena, mentre i parenti dei dispersi continuano a lanciare appelli accorati ai media locali, spingendosi a ipotizzare che madre e figli possano aver incontrato qualcuno conosciuto durante precedenti escursioni in quelle stesse valli.

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