Regime forfettario, dal 2026 si torna al vecchio limite per dipendenti e pensionati

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il regime forfettario, che da anni rappresenta un pilastro della fiscalità agevolata per piccoli imprenditori e professionisti, si appresta a vivere un significativo ritorno al passato a partire dal primo gennaio 2026. Una modifica normativa, infatti, ripristinerà il tetto di reddito che era in vigore fino allo scorso anno, specificamente per i titolari di partita IVA che percepiscono anche redditi da lavoro dipendente o pensioni. Questo intervento, che ridisegna i confini di accesso al regime della flat tax, segna un’inversione di tendenza rispetto alla recente liberalizzazione, riportando in auge un criterio più stringente il quale, com’è noto, era stato temporaneamente sospeso per favorire una più ampia adesione al sistema forfettario.

Il dettaglio delle novità in arrivo

La riforma, che si inserisce in un più ampio contesto di riordino della materia, reintrodurrà il limite massimo di compensi percepiti da lavoro subordinato o da trattamento pensionistico, oltre il quale non sarà più possibile optare per il regime agevolato. Sebbene il valore preciso di questa soglia non sia stato esplicitato nelle ultime comunicazioni, è lecito attendersi che si tratti di quel medesimo parametro che, fino a poco tempo fa, costituiva un paletto invalicabile per l’apertura di una posizione IVA in regime forfettario. Tale misura, di fatto, verrà a circoscrivere nuovamente la platea dei beneficiari, escludendo coloro i quali, pur avendo un’attività autonoma, godono di entrate consistenti da altre fonti.

L’intensificazione dei controlli fiscali

Parallelamente all’evoluzione normativa, l’Agenzia delle Entrate ha avviato una massiccia operazione di verifica sui contribuenti che hanno fruito del regime forfettario nell’anno d’imposta 2021. L’attenzione degli ispettori si è concentrata, in particolare, sulle partite IVA che nell’anno precedente, il 2020, avevano superato la soglia di trentamila euro di redditi da lavoro dipendente, condizione che, secondo quanto stabilito dalla legge, ne avrebbe precluso l’accesso al sistema agevolato. Ignorare i questionari inviati dal Fisco, i quali rappresentano il primo step di un’istruttoria approfondita, può comportare conseguenze rilevanti, aggravando la posizione del contribuente e lasciandolo esposto a una rideterminazione del reddito e all’applicazione di sanzioni.

Un presidio contro l’evasione

Il regime forfettario, sin dalla sua introduzione nel 2015 in sostituzione del precedente sistema dei “minimi”, è stato concepito non solo come uno strumento di semplificazione, ma anche come un efficace argine al fenomeno dell’evasione fiscale. I dati, del resto, parlano chiaro: il tasso di evasione rilevato su questi regimi agevolati è sceso dal 76 per cento del 2014, ultimo anno del vecchio ordinamento, a un più contenuto 57,6 per cento nel 2018, a dimostrazione di come la forfetizzazione abbia contribuito a riportare nella legalità una fetta non trascurabile di economia sommersa. L’attuale stretta, sia sul fronte legislativo che su quello dei controlli, sembra dunque muoversi nella duplice direzione di preservare l’integrità di un istituto, quello forfettario, che ha dato prova di funzionalità, e di garantirne la corretta applicazione, scongiurandone abusi o utilizzi distorti.

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