Forfettario 2026: la soglia resta a 85 mila euro, ma i controlli dell'Agenzia si intensificano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La legge di Bilancio ha cristallizzato, per il secondo anno di fila, la soglia di 85.000 euro di ricavi, permettendo così a migliaia di professionisti e imprenditori di continuare a godere della flat tax agevolata anche per il 2026. Una proroga, questa, che evita il brusco ritorno alla soglia ordinaria di 30.000 euro, la quale avrebbe altrimenti costretto una fetta considerevole di contribuenti a un repentino e più oneroso passaggio al regime ordinario. La norma, per di più, ha allargato l’accesso, consentendo di optare per il forfettario o di mantenerlo anche a chi, nel 2025, ha percepito redditi da lavoro dipendente o da pensione fino a 35.000 euro lordi, un tetto rialzato rispetto al consueto limite di 30.000.

L'altra faccia della medaglia: i controlli fiscali diventano una prassi

Se da un lato il quadro normativo appare stabilizzato, dall’altro l’azione di verifica dell’Agenzia delle Entrate si fa sempre più stringente e metodica, trasformando i contribuenti forfettari in un bersaglio privilegiato degli accertamenti. È in corso, come emerso nel corso di una recente diretta streaming dedicata, una massiccia campagna di controlli su coloro i quali, nel 2021, hanno superato il vecchio limite di 65.000 euro. L’obiettivo del fisco è chiaro: ricostruire il reddito del 2022, anno in cui quei contribuenti sarebbero dovuti transitare nel regime ordinario, applicando le aliquote IRPEF e riconoscendo i costi effettivamente sostenuti. Una operazione delicata, che spesso – come sottolineano gli esperti – si traduce in una ricostruzione fiscale poco incline a riconoscere le spese realmente patite, con il rischio concreto di maggiori imposte, sanzioni e interessi per il contribuente.

Le istruzioni per la "rottamazione quinquies" e il via libera Ue

In questo contesto, caratterizzato da conferme legislative ma anche da una vigilanza rafforzata, l’Agenzia delle Entrate-Regione ha già reso disponibili le prime istruzioni operative per la cosiddetta rottamazione quinquies, uno strumento che, salvo imprevisti dell’ultima ora, sarà presto utilizzabile per regolarizzare posizioni debitorie. Parallelamente, il Consiglio dell’Unione Europea, con una decisione dell’8 dicembre 2025, ha autorizzato l’Italia a prorogare il regime forfettario oltre la scadenza originaria, un via libera necessario considerata la natura di aiuto di Stato dello schema agevolativo. Una autorizzazione formale, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, che sancisce la piena legittimità comunitaria del sistema anche per il futuro prossimo.

Un equilibrio tra agevolazione e rischio accertamento

Il regime forfettario si configura dunque, per il 2026, come un’opzione tuttora vantaggiosa – con l’aliquota al 15% e al 5% per i primi cinque anni di attività – e semplificata sotto il profilo degli adempimenti, ma non per questo esente da insidie. La permanenza sotto la soglia dei 85.000 euro, unita al rispetto degli altri requisiti di accesso, rimane la conditio sine qua non per beneficiare dell’agevolazione. Tuttavia, la crescente attenzione dell’Agenzia sulle transizioni tra regimi e sulla corretta ricostruzione dei redditi impone una diligenza estrema nella tenuta della contabilità e nella conservazione delle documentazioni, elementi che possono fare la differenza in caso di verifica. La flat tax, insomma, non si traduce in una libertà dal controllo, ma anzi richiede, oggi più che mai, una gestione attenta e consapevole dei propri obblighi.

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