Resta la svolta del forfettario per il 2026, ma attenzione ai limiti da verificare subito

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il regime forfettario, che dall'inizio di quest'anno continua a rappresentare un pilastro della fiscalità agevolata per piccole attività e professionisti, non subisce sostanziali stravolgimenti nel 2026, confermandosi così un'opzione fiscalmente vantaggiosa, la cui adesione però richiede un attento esame dei propri dati contabili già nei primi giorni di gennaio. L’imposta sostitutiva, infatti, si mantiene al 15% sul reddito imponibile, sostituendo in un unico prelievo tutte le imposte sui redditi e le relative addizionali, un meccanismo che, semplificando gli adempimenti, continua ad attrarre un numero significativo di contribuenti. La possibilità di calcolare le spese forfettariamente, in base a coefficienti di redditività prestabiliti per categoria, rimane uno dei cardini del sistema, alleviando il peso della contabilizzazione analitica di ogni costo sostenuto.

I paletti che definiscono l'accesso al regime

L’accesso a questo canale privilegiato è tuttavia delimitato da precisi confini, alcuni dei quali sono stati recentemente ridefiniti. Il tetto massimo dei ricavi o dei compensi, al di sotto del quale è possibile operare in forfettario, è fissato a 85.000 euro, mentre la soglia per le spese relative al lavoro dipendente non deve superare i 20.000 euro. Un altro vincolo decisivo, ripristinato dalla normativa, riguarda i redditi da lavoro dipendente percepiti nell'anno precedente: se questi, comprensivi dei redditi ad essi assimilati, superano la soglia di 35.000 euro, l’esclusione dal regime è automatica. A ciò si aggiungono altre cause di esclusione, come l’applicazione di regimi IVA speciali, il possesso di partecipazioni di controllo in società, o lo svolgimento di un’attività svolta prevalentemente per un ex datore di lavoro.

La verifica di inizio anno e lo sconto per le start-up

Proprio per questi motivi, il passaggio tra un esercizio e l’altro impone una valutazione obbligata e puntuale: chi ha già aderito al forfettario nel 2025 potrà mantenerlo nel 2026 solo se, alla luce dei dati effettivi dell’anno appena concluso, rispetta ancora tutti i requisiti numerici e non incorre in nessuna delle condizioni che ne precludono l’accesso. Una verifica, questa, che non può essere rimandata. Per i nuovi soggetti che iniziano un’attività, il regime riserva un ulteriore vantaggio, applicando un’aliquota agevolata al 5% per i primi cinque anni di operatività, una misura concepita per favorire l’avvio di imprese e l’ingresso nel mondo del lavoro autonomo.

Semplificazioni e adempimenti rimasti

Tra le semplificazioni che permangono, spicca l’esonero dall’obbligo della certificazione unica, mentre resta fermo l’obbligo della fatturazione elettronica, divenuta ormai uno standard per le transazioni commerciali. L’uscita dal regime, d’altro canto, può essere determinata non solo dal superamento dei limiti economici, ma anche dal venir meno di uno qualsiasi degli altri presupposti soggettivi o oggettivi previsti dalla legge. Si tratta di un quadro normativo che, sebbene consolidato, richiede dunque un monitoraggio costante, onde evitare di trovarsi in una posizione irregolare senza averne piena consapevolezza.

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