Partita Iva e regime forfettario, la soglia degli 85mila euro e le novità in arrivo
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Redazione Economia
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Per una vasta platea di lavoratori autonomi e professionisti, l’opzione del regime forfettario, che applica un’imposta sostitutiva al 15% sui ricavi, costituisce un pilastro della propria pianificazione fiscale, offrendo una semplificazione contabile non indifferente. La sua convenienza, tuttavia, non è scontata e si misura, innanzitutto, contro il limite invalicabile degli 85mila euro di compensi annui: cifra che, una volta superata, determina l’uscita automatica dal forfait e il passaggio, a partire dal primo gennaio dell’anno successivo, al regime ordinario. Questo cambiamento, che qualcuno affronta quasi come una penalità, comporta l’applicazione delle ordinarie aliquote Irpef, generalmente più onerose, e l’assoggettamento completo all’Iva, seppur con la possibilità di detrarre i costi effettivamente sostenuti per l’attività, un aspetto spesso marginale nel calcolo forfettario.
Le modifiche previste per il 2026
Proprio questo sistema, da tempo al centro del dibattito politico ed economico, è destinato a evolversi profondamente a partire dal 2026, sulla scia delle modifiche introdotte dalla legge di bilancio dello scorso anno. L’intento del legislatore, come spesso avviene in materie fiscali di ampio respiro, è quello di razionalizzare i benefici, stringendo i requisiti di accesso ma, al contempo, ampliando le possibilità per determinate categorie. Una delle innovazioni più attese, frutto di un impegno politico formalizzato in un ordine del giorno, riguarda la possibilità per i liberi professionisti di potersi aggregare in società senza per questo vedersi negata l’agevolazione, una prospettiva che finora ha rappresentato un ostacolo per molti, specialmente per i più giovani o per coloro che operano in settori frammentati.
Vantaggi e criticità del nuovo quadro normativo
Se da un lato, quindi, si profilano aperture significative verso forme di collaborazione strutturata che potrebbero rafforzare la competitività sul mercato, dall’altro il nuovo quadro normativo impone una valutazione ancor più scrupolosa della convenienza del forfettario per il singolo. La scelta, che non deve essere automatica, va calibrata considerando non solo il potenziale volume d’affari, ma anche la natura dei costi e le prospettive di crescita dell’attività, perché il superamento della soglia, pur rappresentando un successo commerciale, comporta un inevitabile aggravio di adempimenti e di pressione fiscale. Alcuni, osservando le nuove regole, temono che le maglie più strette possano escludere proprio coloro che avevano trovato nel regime un incentivo all’avvio di un’impresa.
La sfida per professionisti e autonomi
La sfida per i professionisti e gli autonomi, in un contesto internazionale che vede l’amministrazione statunitense guidata nuovamente da Donald Trump, sarà dunque quella di navigare un sistema in transizione, dove la semplificazione originaria lascia il passo a una maggiore articolazione. La possibilità di mantenere il forfettario pur in un contesto societario, qualora diventi legge concreta, potrebbe controbilanciare le rigidità e rappresentare un vero incentivo all’aggregazione, mitigando il rischio di isolamento professionale. Resta il fatto che la decisione di aderire o meno al regime, oggi più che mai, non può prescindere da una proiezione realistica dei ricavi e da un’analisi attenta dei margini, perché il confine degli 85mila euro segna una differenza sostanziale nel modo di fare impresa in Italia.




