Regime forfettario 2026: confermata la soglia a 85 mila euro, resta l'aliquota al 5% per i nuovi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La legge di Bilancio ha sancito, per il secondo anno consecutivo, il mantenimento della soglia di accesso al regime forfettario a 85 mila euro di ricavi lordi, una cifra che, in assenza di questa proroga, sarebbe scesa alla soglia ordinaria di 30 mila. Una decisione che, di fatto, consolida una misura temporanea divenuta quasi strutturale, offrendo un orizzonte di stabilità a centinaia di migliaia di piccoli imprenditori e professionisti. La norma, inoltre, amplia le possibilità di ingresso, permettendo di aderire o di mantenere il regime anche a chi, nel 2025, abbia percepito un reddito da lavoro dipendente o da pensione non superiore a 35 mila euro lordi. Questa modifica, che rappresenta un incremento rispetto al limite precedente, apre le porte a un numero potenzialmente maggiore di persone intenzionate a intraprendere un'attività autonoma, mitigando il rischio di uno sbalzo fiscale eccessivo nel passaggio da un tipo di reddito all'altro.

L'aliquota agevolata al 5% e il suo meccanismo

Un pilastro del forfettario resta l'aliquota agevolata del 5%, applicabile per i primi cinque anni di attività a chi vi accede per la prima volta, a condizione che non subentri in un'impresa già esistente. Il meccanismo, concepito per incentivare la nascita di nuove iniziative imprenditoriali e professionali, offre un vantaggio fiscale non trascurabile, il cui funzionamento è però legato a un principio ben preciso: l'effettivo avvio di un'attività nuova. La normativa, infatti, è chiara nel voler premiare l'imprenditorialità emergente, non semplici cambi di forma giuridica o riorganizzazioni di attività preesistenti. È interessante notare come il sistema permetta, a certe condizioni, di uscire e poi rientrare nel regime, un aspetto che alcuni considerano una via per prolungare i benefici, pur nel rispetto formale delle regole che vietano espressamente di fruire dell'agevolazione per più di un quinquennio.

La conferma della flat tax e il contesto più ampio

Al di là delle soglie e delle agevolazioni per i nuovi entranti, l'architettura base del forfettario rimane invariata. Chi vi aderisce continua a beneficiare della cosiddetta flat tax, una tassazione sostitutiva con un'aliquota ordinaria del 15% applicata su un reddito determinato forfettariamente attraverso coefficienti di redditività legati al codice ATECO dell'attività svolta. Questo sistema, introdotto ormai diversi anni fa con l'obiettivo di semplificare gli adempimenti fiscali per artigiani, commercianti e liberi professionisti con ricavi contenuti, si è affermato come uno dei pilastri della fiscalità per le piccole attività, bilanciando un carico tributario prevedibile con una burocrazia relativamente snella. La sua popolarità è testimoniata dal gran numero di aderenti, che vedono in questo regime un argine contro la complessità del sistema fiscale ordinario.

L'ombra dei controlli rafforzati

Parallelamente alle conferme, tuttavia, il 2026 porta con sé un elemento di novità destinato a influenzare la gestione quotidiana delle partite Iva forfettarie: un'intensificazione dei controlli da parte dell'Agenzia delle Entrate. L'attenzione del fisco, secondo quanto riportato, si concentrerà non solo sulla verifica della regolarità dei software di fatturazione e della tenuta dei registri, ma si estenderà anche agli acquisti effettuati attraverso piattaforme di e-commerce. Questa direttiva, che si inserisce in una più ampia strategia di contrasto all'evasione fiscale, segnala come le autorità intendano vigilare affinché il regime forfettario, nato per semplificare, non diventi un terreno per comportamenti elusivi. L'obiettivo dichiarato è garantire correttezza, assicurandosi che il reddito forfettario determinato sia congruo con il volume d'affari e le dinamiche reali dell'attività, comprese le spese sostenute online che potrebbero essere indicative della reale dimensione dell'impresa.

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