Lecornu, il nuovo premier francese, affronta la protesta mentre Le Pen invoca le urne

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In un clima di tensione sociale che pare non placarsi, il nuovo primo ministro francese Sébastien Lecornu si appresta a guidare un esecutivo chiamato a navigare in acque particolarmente agitate. La sua prima prova, di non facile risoluzione, sarà l’elaborazione della nuova legge di bilancio, un compito che richiederà, come ha sottolineato con forza Marylise Léon, segretario generale del sindacato Cfdt, un approccio totalmente differente dal passato. La leader sindacale, intervenuta ai microfoni di ‘France Inter’, ha lanciato un monito chiaro, guardando alla prossima mobilitazione indetta per il 18 settembre, data che si prospetta come un nuovo banco di prova per l’esecutivo.

Le giornate di protesta del movimento “Blocchiamo tutto” hanno infatti confermato un malessere radicato, portando in piazza quasi duecentomila persone in tutta la Francia. Sebbene l’obiettivo di paralizzare completamente il paese non sia stato raggiunto, le manifestazioni – contrassegnate da momenti di forte tensione e da circa cinquecento arresti – hanno espresso un coro variegato di rivendicazioni. Dai cosiddetti “francesi ric-rac” che chiedono un maggiore contributo fiscale ai più abbienti, fino ai sostenitori di Jean-Luc Mélenchon e a chi invoca la fine del capitalismo, il denominatore comune è risuonato in un unico slogan: “Macron démission”. Una richiesta di dimissioni per il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, divenuta il collante di una protesta trasversale che ha toccato Parigi, Marsiglia, Nantes, Avignone e Rennes, spesso in un tripudio di bandiere palestinesi e con accenti di forte critica verso il premier israeliano Benjamin Netanyahu

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.