Advent e Stripe mollano la presa: svanisce l'offerta da 50 miliardi per PayPal
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Redazione Economia
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Doveva essere una delle operazioni più importanti degli ultimi anni, con un movimento di oltre 50 miliardi di dollari. Già, doveva. Perché il consorzio formato da Advent International e Stripe ha rinunciato a comprare PayPal. Una decisione che chiude - almeno per ora - una trattativa che avrebbe prodotto uno dei più grandi leveraged buyout della storia. La notizia, diffusa da Bloomberg sulla base di fonti vicine al dossier, ha immediatamente riacceso l'attenzione sulla valutazione di PayPal e sulle prospettive del suo piano di rilancio.
Il crollo del titolo
Il titolo di PayPal ha subito una pesante correzione a Wall Street, perdendo oltre l'11% e attestandosi intorno ai 54 dollari. Un ribasso che riflette la delusione degli investitori, i quali avevano scommesso su un'acquisizione che avrebbe potuto rivalutare le sorti della società. Negli ultimi mesi, complice l'interesse di Stripe e Advent, le azioni PayPal avevano guadagnato oltre il 40%, portando la capitalizzazione a circa 52,6 miliardi di dollari.
Un'impennata che, alla luce del ritiro dell'offerta, appare ora sempre più legata a dinamiche speculative che ai fondamentali dell'azienda.
Un'offerta da 53 miliardi
A luglio, il consorzio aveva presentato un'offerta formale di 60,50 dollari per azione, per un valore complessivo di oltre 53 miliardi di dollari, un premio del 28% rispetto alla chiusura precedente alle indiscrezioni. Un'offerta che, tuttavia, era stata ritenuta insufficiente dal consiglio di amministrazione di PayPal. Le parti stavano trattando su un prezzo più alto, ma i negoziati si sono interrotti prima del closing.
Il consorzio, che poteva contare su circa 50 miliardi di dollari di linee di debito bancario già garantite, aveva pianificato una gestione paritaria dell'azienda, con l'obiettivo di integrare l'infrastruttura tecnologica di Stripe con il bacino di utenti consumer di PayPal, forte di oltre 400 milioni di conti attivi nel mondo.
I retroscena di una trattativa difficile
Le difficoltà incontrate da PayPal erano note. Dall'apice di oltre 360 miliardi di dollari toccato nel 2021, la sua valutazione era crollata a causa della concorrenza di colossi come Apple Pay, Google Pay e di nuove piattaforme come Klarna e Affirm, che hanno eroso quote di mercato nel checkout e nei pagamenti rateali. A inizio anno, l'azienda aveva sostituito l'amministratore delegato Alex Chriss con Enrique Lores, incaricato di guidare un rilancio operativo.
Per Stripe, acquisire PayPal rappresentava un'opportunità per espandersi ulteriormente nei pagamenti enterprise e ottenere un vantaggio nell'era dei pagamenti "agenti", ma le valutazioni e le prospettive di crescita hanno evidentemente portato a un dietrofront.
Le ragioni del passo indietro
Le ragioni che hanno spinto Stripe e Advent a mollare la presa sono molteplici. Da un lato, il board di PayPal aveva segnalato ostacoli regolatori e di finanziamento, oltre a ritenere l'offerta iniziale troppo bassa. Dall'altro, Stripe, forte di una valutazione di 159 miliardi di dollari raggiunta a febbraio e di accordi importanti come l'acquisto di OpenRouter per oltre 7 miliardi, sembra aver riconsiderato le proprie priorità. L'acquisizione di PayPal era diventata, forse, un piano B, e il contesto non era più favorevole.
Resta ora da vedere come Enrique Lores guiderà PayPal in questa nuova fase, ora che il titolo è tornato a scontare le incertezze sul futuro. Il consorzio, tuttavia, potrebbe tornare all'attacco se le condizioni dovessero cambiare, ma per ora il gigante dei pagamenti dovrà fare affidamento solo sulle proprie forze.
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