Orrore a San Zenone: le prove che hanno inchiodato lo stupratore

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Redazione Interno Redazione Interno   -   "Era qua per sostituire un addetto, non aveva mai creato problemi". Bledjan Beshiraj, direttore della Fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi, non nasconde la propria incredulità descrivendo Harouna Sangare, il venticinquenne maliano ora in carcere per lo stupro di una diciottenne avvenuto a San Zenone al Lambro nella notte fra il 30 e il 31 agosto. L’uomo, definito "un ragazzo tranquillo, con tanta voglia di imparare" da chi lo ospitava nella struttura milanese di via Saponaro, ha invece tradito ogni aspettativa, lasciando un senso di sbigottimento e orrore.

Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla procura di Lodi guidata da Laura Pedio, hanno fatto rapidamente chiarezza su una dinamica che i filmati di sorveglianza hanno contribuito a ricostruire con precisione cronometrica. Tre minuti e 43 secondi dopo la mezzanotte, una telecamera di via 1° Maggio riprende un uomo, verosimilmente di etnia africana e con abiti scuri, mentre transita in quella zona; poco meno di quattro minuti dopo, alle 0.07 e 32 secondi, lo stesso individuo varca il cancello del centro di accoglienza di via Maestri del Lavoro, dove la sua immagine viene registrata dall’impianto di sicurezza.

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