Furto al MuMe di Messina, le indagini e il ritrovamento delle opere di Antonello da Messina

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   La sera di Ferragosto ha portato con sé un evento che ha scosso non solo la città dello Stretto ma l'intero mondo dell'arte, con il clamoroso furto al Museo regionale interdisciplinare di Messina, il MuMe, dove sono state trafugate quattro opere di inestimabile valore attribuite al celebre maestro rinascimentale Antonello da Messina. La scoperta del colpo, avvenuto in una manciata di minuti, si deve in larga parte alla prontezza di un cittadino, Antonio Indaimo, che insieme alla moglie ha notato qualcosa di insolito mentre si recava a una festa.

Riavvolge il nastro della vicenda il racconto dello stesso Indaimo, il quale, come riportato dalla stampa locale, ha spiegato di essersi imbattuto nelle opere quasi per caso: sua moglie aveva visto dei pezzi di legno appoggiati sulla ringhiera esterna del museo e, accendendo la torcia del telefono, si sono accorti che si trattava di qualcosa di ben più importante di un semplice oggetto abbandonato.

Utilizzando Google Lens per identificare le due tavole, la coppia ha avuto la conferma che si trattava di due parti del celebre polittico di San Gregorio; non sentendo alcun allarme o sirena provenire dall'edificio, e valutando che potesse trattarsi di un furto, Indaimo ha dato l'allarme, trovando sul posto anche un'altra famiglia di turisti che aveva già chiamato il 112.

Un colpo da quattro, la processione e i sistemi di sicurezza

Le indagini, coordinate dalla Procura di Messina e affidate alla Squadra Mobile della questura e ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, hanno subito delineato i contorni di un'azione rapida e ben organizzata: secondo le prime ricostruzioni, la banda che ha compiuto il furto sarebbe composta da almeno quattro persone. Due di loro si sarebbero introdotte all'interno del museo, mentre altri due complici sarebbero rimasti all'esterno, probabilmente con il compito di fare da palo e agevolare la fuga.

Il tempismo non è stato certamente casuale, dato che il furto è stato messo a segno intorno alle 21:50 di sabato 15 agosto, proprio mentre la città era raccolta intorno alla tradizionale processione della Vara, il carro della Madonna dell'Assunta, un momento di grande affluenza e distrazione collettiva che potrebbe aver favorito l'azione dei malviventi.

Il bottino è di eccezionale valore: i ladri sono riusciti a portare via tre delle cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio, noto anche come Polittico del Rosario, un'opera giovanile del maestro datata 1473 e originariamente commissionata dalla badessa Fabria Cirino per il monastero di Santa Maria extra moenia.

Oltre a queste, è stata sottratta anche una tavoletta bifronte di piccole dimensioni, raffigurante sul recto la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione e sul verso il Cristo in Pietà, attribuita formalmente ad Antonello solo nel 2003; questa tavoletta, di particolare pregio e destinata probabilmente alla devozione privata, era custodita all'interno di una teca blindata, da cui è stata estratta con una precisione che fa pensare a una conoscenza dettagliata della disposizione delle sale.

Sono state ritrovate all'esterno, abbandonate su un muretto, due delle cinque tavole del polittico, quelle raffiguranti i santi Benedetto e Gregorio, forse lasciate indietro dai ladri nella concitazione della fuga.

Uno degli aspetti che maggiormente ha destato sconcerto è la capacità dei ladri di eludere i sistemi di sicurezza del museo; secondo quanto dichiarato dalla direttrice del MuMe, Marisa Mercurio, i malviventi sono riusciti a entrare e a completare il furto senza che gli allarmi scattassero in modo efficace.

Gli investigatori stanno ora analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza interne e quelle posizionate nelle strade limitrofe per ricostruire con esattezza la dinamica e individuare i responsabili, mentre sono state ascoltate anche le quattro persone addette alla custodia presenti quella sera, al fine di verificare eventuali omissioni o responsabilità.

Il significato di un furto che va oltre il valore economico

A rendere ancora più profonda la ferita inferta alla città di Messina, come ha sottolineato Roberto Lai, ex investigatore del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e oggi presidente della Sezione Speciale per la Tutela del Patrimonio Culturale dell'Associazione Nazionale Carabinieri, non è solo il valore economico delle opere, che secondo gli esperti potrebbe aggirarsi su decine di milioni di euro, ma il fatto che con esse viene colpita l'identità stessa di una comunità.

In un'intervista rilasciata a Vatican News, Lai ha spiegato che recuperare un'opera d'arte trafugata significa molto più che risolvere un'indagine: "vuol dire ricomporre una memoria, restituire a una comunità una parte della propria identità", poiché le opere sono documenti irripetibili della nostra civiltà, superfici sulle quali quasi sei secoli di storia hanno depositato devozione, cultura e memoria.

Anche il critico d'arte Giuseppe Carli ha espresso un concetto analogo, osservando che "rubare Antonello da Messina non significa soltanto sottrarre alcune opere alle sale di un museo, ma colpire uno dei luoghi più profondi della memoria culturale siciliana". Per Carli, il gesto appare ancora più doloroso nel caso del Polittico di San Gregorio, poiché sottrarre tre tavole significa interrompere l'unità di un organismo concepito per vivere attraverso il rapporto reciproco delle sue parti, una "vera mutilazione, materiale e simbolica".

L'attenzione degli inquirenti è ora concentrata su diverse piste: una delle ipotesi più accreditate è quella di un furto su commissione, forse dietro richiesta di collezionisti stranieri, dato il valore e la notorietà delle opere, che le rendono pressoché invendibili sul mercato legale. Per questo motivo, si sta indagando anche sui possibili canali del mercato nero dell'arte, valutando se i ladri possano aver già avuto un contatto per la ricettazione dei capolavori.

La speranza, come ha concluso Lai, è quella di poter "riportare le opere dove la storia le mise", un'auspicio che la comunità messinese e tutto il mondo dell'arte attendono con ansia.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.