Furto al museo di Messina, indagato uno dei custodi: le opere di Antonello da Messina e le crepe nelle dichiarazioni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Messina, diretta dal procuratore Antonio D’Amato, ha deciso di iscrivere nel registro degli indagati uno dei quattro custodi in servizio presso il Museo Accascina nella notte tra il 14 e il 15 agosto, quando una banda di ladri è riuscita a introdursi all’interno del Mume sottraendo quattro opere di inestimabile valore di Antonello da Messina.

La decisione, che rappresenta la prima vera svolta nelle indagini avviate dopo il clamoroso colpo messo a segno in piena notte, è stata presa a seguito dell’interrogatorio reso dall’uomo nei giorni scorsi; una deposizione che, secondo quanto trapela dagli ambienti giudiziari, avrebbe evidenziato diverse incongruenze rispetto alla dinamica degli eventi e ai protocolli di sicurezza che avrebbero dovuto essere rigorosamente osservati.

I custodi e la notte di ferragosto

Il dipendente finito sotto la lente d’ingrandimento faceva parte del turno di guardia della notte di ferragosto, quella in cui i malviventi sono riusciti ad agire indisturbati nonostante la presenza del personale all’interno della struttura museale.

La circostanza che nessuno dei quattro custodi si sia accorto dell’irruzione e del successivo trafugamento dei preziosi dipinti, avvenuto praticamente sotto il loro naso, ha immediatamente sollevato più di un sospetto negli inquirenti, che da subito hanno concentrato l’attenzione sulle modalità con cui i ladri hanno eluso i sistemi di sorveglianza e sui tempi, piuttosto stretti, dell’operazione.

Gli investigatori della polizia di Messina, coordinati dal procuratore D’Amato, stanno ora verificando la posizione di ciascuno dei quattro operatori in servizio quella notte, ma le attenzioni maggiori restano focalizzate su uno di loro, la cui versione dei fatti non avrebbe retto al confronto con gli elementi tecnici già raccolti, in particolare per quanto riguarda i percorsi effettuati all’interno del museo e i momenti esatti in cui gli allarmi avrebbero dovuto scattare.

Le verifiche della Regione e le criticità sui protocolli

Sul fronte amministrativo, intanto, il dipartimento regionale dei Beni culturali della Sicilia ha completato le prime verifiche richieste al MuMe, confermando sia il buon funzionamento degli impianti di allarme sia, contestualmente, alcune significative criticità nell’applicazione da parte dei custodi delle procedure previste dai protocolli di sicurezza interni.

La Regione attende ora alcune integrazioni alla relazione dettagliata che la direttrice del museo ha già trasmesso, al fine di valutare l’eventuale avvio di un procedimento disciplinare nei confronti del personale in turno al momento del furto; un passaggio che potrebbe avere ripercussioni non solo sull’indagato ma anche sugli altri tre operatori, qualora emergessero ulteriori negligenze nell’esecuzione dei controlli notturni o nella gestione degli accessi alle sale.

La direttrice, dal canto suo, ha già fornito una prima ricostruzione degli accaduti, sebbene i vertici regionali abbiano ritenuto necessario acquisire elementi più precisi per individuare con esattezza le responsabilità amministrative e per capire se le violazioni delle procedure siano state episodiche o riconducibili a prassi consolidate.

Il quadro giudiziario e la posizione degli indagati

Sebbene fonti della polizia di Messina abbiano temporaneamente smentito la presenza di altri indagati oltre al custode già iscritto nel registro, il quadro investigativo resta in evoluzione e la procura non esclude di ampliare il perimetro delle persone sottoposte a indagine man mano che le analisi sui tabulati telefonici, sui filmati delle telecamere di sorveglianza interna ed esterna e sui registri delle presenze forniranno nuovi riscontri.

L’interrogatorio del custode, che si era svolto inizialmente in un clima di collaborazione, ha subito una svolta quando i magistrati hanno rilevato alcune discordanze tra quanto dichiarato dall’uomo e i dati oggettivi emersi dai sistemi di rilevazione, spingendo così la procura a formalizzare un’ipotesi di reato per false dichiarazioni al pubblico ministero, una contestazione che potrebbe aggravarsi qualora si dimostrasse un coinvolgimento più diretto nella pianificazione o nell’esecuzione del furto.

Nel frattempo, gli altri tre custodi, già ascoltati in precedenza, potrebbero essere convocati nuovamente per un secondo confronto, alla luce delle nuove risultanze investigative, al fine di chiarire eventuali discrepanze nei turni di ronda e negli orari di effettiva presenza nei diversi settori del museo, soprattutto in quella fascia oraria, compresa tra le due e le quattro del mattino, in cui i ladri hanno agito con sorprendente rapidità.

Le opere trafugate e il valore artistico

Il colpo ha privato il patrimonio culturale siciliano di quattro tavole attribuite al celebre pittore rinascimentale Antonello da Messina, opere di straordinario pregio la cui sottrazione ha suscitato un’ondata di sdegno nel mondo dell’arte e tra gli appassionati, oltre a mettere in seria difficoltà la dirigenza del museo e gli stessi organi di vigilanza.

Le indagini, condotte dalla squadra mobile di Messina con il supporto del nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri, si stanno ora concentrando non solo sull’individuazione dei responsabili materiali del furto, ma anche sul possibile circuito di ricettazione in cui le opere potrebbero essere già finite, considerato l’alto valore commerciale che le rende difficilmente piazzabili sul mercato legale ma estremamente appetibili per collezionisti privati o per traffici illeciti internazionali.

L’iscrizione nel registro degli indagati del custode, per quanto limitata al momento all’ipotesi di false dichiarazioni, costituisce un segnale inequivocabile della volontà della procura di non tralasciare alcuna pista, nemmeno quella che coinvolge il personale interno alla struttura, e rappresenta un tassello fondamentale per ricostruire con esattezza la catena di responsabilità umane e procedurali che hanno consentito ai ladri di agire senza essere fermati.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.