Furto da museo a Messina, via quattro opere di Antonello da Messina: indagini in corso
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Redazione Interno
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Nella serata di Ferragosto, intorno alle dieci, mentre la città era distratta dalla tradizionale processione della Vara, il grande carro votivo dedicato alla Madonna Assunta, i sistemi di allarme e di videosorveglianza del MuMe – il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina – sono stati elusi con una facilità che lascia intendere, agli inquirenti, una conoscenza approfondita della struttura e dei suoi punti deboli.
I malviventi, il cui numero e le cui generalità restano al momento sconosciuti, si sono introdotti nelle sale espositive con un’azione tanto rapida quanto mirata, portando via quattro opere di inestimabile valore storico e artistico, tutte attribuite al grande maestro del Rinascimento italiano, Antonello da Messina.
I capolavori trafugati e la loro storia
Il bottino, come confermano le prime ricostruzioni basate anche su quanto riportato da testate locali, è composto da tre delle cinque tavole superstiti del celebre Polittico di San Gregorio, un dipinto a tempera grassa su tavola realizzato nel 1473, e da una tavoletta bifronte che raffigura, su un lato, la Madonna col Bambino e, sull’altro, il Cristo in Pietà.
Proprio il Polittico di San Gregorio, commissionato per il convento annesso alla chiesa di Santa Maria extra moenia – nota anche come chiesa di San Gregorio – rappresenta un pilastro della produzione giovanile dell’artista messinese e la sua sottrazione priva il museo di uno dei suoi pezzi più pregiati, già reso fragile dal tempo e dalle vicissitudini storiche.
Le condizioni delle opere e il restauro
Non è un dettaglio secondario, in questo frangente, lo stato di conservazione dei dipinti asportati: le tavole, che hanno subito i danni del terremoto del 1908 e che in passato sono state oggetto di un intervento di restauro giudicato dagli esperti piuttosto drastico, presentano una superficie pittorica particolarmente delicata e vulnerabile.
Questa fragilità, paradossalmente, rappresenta ora un elemento di preoccupazione ulteriore per gli investigatori e per i funzionari del ministero della Cultura, poiché un trasporto non adatto a simili opere, magari effettuato da mani inesperte per quanto riguarda la conservazione dei materiali antichi, rischierebbe di compromettere irrimediabilmente l’integrità fisica dei capolavori, riducendone drasticamente il valore, se non altro sul mercato antiquario ufficiale.
Le indagini e i precedenti nel settore
I carabinieri del nucleo per la tutela del patrimonio culturale, giunti sul posto insieme agli agenti della questura di Messina, hanno avviato le indagini esaminando accuratamente i varchi utilizzati per l’intrusione e acquisendo i filmati dei circuiti di sorveglianza interna ed esterna al museo.
L’ipotesi, al momento più accreditata, è che si tratti di un commando di professionisti, abituati a colpire obiettivi di questo calibro e probabilmente già attivi in altri furti d’arte in Italia o all’estero, considerata la capacità dimostrata nell’eludere sistemi di sicurezza che, sebbene presenti, non sono risultati sufficienti a scoraggiare o fermare l’azione criminale.
Il furto, definito da più parti come un atto criminale particolarmente doloroso per la comunità artistica e per la città di Messina, riporta alla mente episodi analoghi che hanno riguardato altri musei italiani, rilanciando il dibattito sulla necessità di potenziare gli strumenti di prevenzione e di monitoraggio delle opere esposte al pubblico.
Il mercato dell’arte e i rischi per i capolavori
Un’opera di Antonello da Messina, uno dei massimi interpreti della pittura rinascimentale meridionale, difficilmente potrebbe essere rivenduta nei circuiti legali a causa della sua fama e della sua immediata riconoscibilità, ragion per cui gli esperti del settore ritengono probabile che i ladri agiscano su commissione per un collezionista privato, magari al di fuori dell’Europa, oppure che i dipinti vengano utilizzati come merce di scambio in ambienti criminali che trafficano in beni culturali.
La speranza, per gli inquirenti, è che i codici identificativi, le analisi scientifiche e la banca dati delle opere d’arte trafugate possano presto fornire un riscontro utile a risalire ai responsabili e a bloccare qualsiasi tentativo di esportazione illecita.
La reazione della politica e la processione della Vara
La processione della Vara, che come ogni anno richiama migliaia di fedeli e turisti nel centro cittadino, ha certamente creato un contesto di distrazione generale, con le forze dell’ordine concentrate principalmente sulla gestione dell’ordine pubblico durante l’evento religioso, e questo potrebbe aver facilitato l’esecuzione del colpo, pianificato nei dettagli per sfruttare il momento di massimo affollamento e minore attenzione verso l’edificio museale.
Le autorità locali, pur non rilasciando dichiarazioni ufficiali dettagliate per non compromettere le operazioni in corso, hanno espresso vicinanza ai direttori del museo e a tutto il personale, sottolineando l’impegno dello Stato nel recuperare i beni asportati e nel perseguire i colpevoli di un gesto che offende non solo la memoria di Antonello, ma l’intero patrimonio culturale nazionale, la cui tutela, come dimostrano fatti analoghi, resta una sfida aperta per le istituzioni preposte.
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