Le Borse reagiscono al possibile disgelo Usa-Cina, ma S
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Redazione Economia
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Pechino ha lasciato trapelare, con la consueta prudenza, la disponibilità a riaprire i negoziati con Washington sulla guerra dei dazi, purché gli Stati Uniti rimuovano preventivamente le tariffe imposte durante l’amministrazione Trump. Una posizione che, sebbene non rappresenti una vera e propria apertura, ha comunque incoraggiato i mercati finanziari, pronti a cogliere ogni segnale di distensione. Dall’altra parte dell’oceano, l’entusiasmo è stato amplificato dai dati sul mercato del lavoro statunitense, che hanno contribuito a sostenere gli indici azionari.
Tuttavia, l’ottimismo delle Borse si scontra con una realtà economica più complessa, segnata dalle ripercussioni delle politiche protezionistiche. Standard & Poor’s ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita globale per il 2025, citando proprio l’inasprimento delle tariffe commerciali come fattore destabilizzante. L’Italia, in particolare, è tra i Paesi più colpiti: la stima del Pil è stata ridotta dallo 0,6% allo 0,5%, un dato che la colloca dietro le principali economie europee, tra cui Francia (+0,7%), Spagna (+2,4%) e Regno Unito (+0,9%).
Una correzione che suona come una doccia fredda per il governo Meloni, che solo poche settimane fa aveva celebrato il giudizio favorevole degli analisti. Eppure, i numeri dell’Istat raccontano una storia parzialmente diversa: nel primo trimestre del 2025, la crescita acquisita del Pil italiano ha già raggiunto lo 0,44%, superando persino le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale. Un dettaglio che, però, non basta a compensare l’incertezza generata dall’escalation dei dazi, destinata a pesare ancora a lungo su imprese e consumatori.




