Sebastiano Visintin lascia Trieste: "Basta assalti dei giornalisti"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sebastiano Visintin, indagato per l’omicidio della moglie Liliana Resinovich – il cui corpo senza vita fu rinvenuto nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste il 5 gennaio 2022, venti giorni dopo la scomparsa – ha nuovamente abbandonato la città, questa volta per raggiungere Fano, nelle Marche, dove ha trascorso la Pasqua. La decisione arriva dopo un breve periodo in Austria, giustificato come una pausa necessaria, e un successivo rientro a casa, durato poco.

«È colpa dei giornalisti», ha dichiarato a Il, riferendosi alle telecamere e ai reporter che, a suo dire, avrebbero reso insostenibile la quotidianità. «Mi suonano il campanello anche di notte, battono alla porta, mi aspettano fuori. Non c’è rispetto, questo non è giornalismo», ha aggiunto, lasciando trapelare un misto di frustrazione e stanchezza. Già nei giorni precedenti, intercettato da una giornalista di Storie Italiane, aveva evitato di rispondere alle domande, limitandosi a un silenzio eloquente mentre riempiva una borsa prima di allontanarsi in auto.

L’inchiesta sulla morte di Liliana Resinovich, che secondo gli investigatori sarebbe stata uccisa nell’aprile 2021 – sebbene il ritrovamento risalga a mesi dopo – continua a procedere tra ombre e contraddizioni. Visintin, iscritto nel registro degli indagati la scorsa settimana, ha ribadito la propria disponibilità a collaborare, affermando in un’intervista a Mattino Cinque News di non volersi nascondere. Tuttavia, le sue recenti fughe e le proteste contro i media sollevano ulteriori interrogativi.

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