Gufi notturni, il cuore potrebbe pagare il prezzo: uno studio mette in relazione il cronotipo serale e i rischi cardiovascolari

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non è solo una preferenza per le serate lunghe o una semplice avversione per la sveglia mattutina, ma una caratteristica radicata nel proprio orologio biologico, quella che distingue – per usare una metafora zoologica – le allodole dai gufi. I primi, i mattinieri, sembrano trovarsi spesso in sintonia con gli orari convenzionali del lavoro e della società; i secondi, i nottambuli, sperimentano invece una spinta naturale a posticipare sonno e veglia, vivendo le ore serali come il proprio momento di massima produttività e vitalità. Proprio quest’ultimo gruppo, stando a una ricerca apparsa sulle pagine del Journal of the American Heart Association, potrebbe dover fare i conti con conseguenze importanti per la propria salute, vedendo aumentare il rischio di sviluppare patologie cardiache e metaboliche.

Il nodo centrale, secondo gli autori dello studio, risiederebbe in un fenomeno noto come disallineamento circadiano. Chi possiede un cronotipo spiccatamente serale, infatti, si trova costretto a conformarsi a ritmi sociali e lavorativi che sono strutturati prevalentemente per individui mattinieri o intermedi, un adattamento che non avviene senza fatica per l’organismo. Questo conflitto permanente tra l’orologio interno e gli impegni esterni finisce per minare, nel lungo periodo, i comportamenti salutari: molti, tra coloro che vivono di notte, faticano a mantenere regolarità nei pasti, tendono a fare meno attività fisica e possono avere maggiori difficoltà a gestire lo stress. È un circolo vizioso, quello che si innesca, il quale si ripercuote direttamente sulle funzioni cardiometaboliche, aprendo la strada a potenziali complicazioni.

L’analisi, condotta su un campione di adulti di mezza età e anziani, ha rivelato come esista un gradiente di rischio associato al proprio profilo cronobiologico. I soggetti identificati come “gufi” hanno mostrato, in media, parametri di salute cardiovascolare meno ottimali rispetto a coloro che rientravano nella categoria intermedia, mentre le “allodole” non hanno presentato vantaggi particolarmente significativi rispetto a questo gruppo di riferimento. Il dato suggerisce, in altre parole, che non sia il mattinierismo in sé a essere protettivo, quanto piuttosto il trovarsi in una condizione di marcato sfasamento serale a comportare i pericoli maggiori. Alcuni di essi, peraltro, sono ampiamente noti alla letteratura medica, e comprendono la maggiore probabilità di sviluppare ipertensione, diabete di tipo 2 e un profilo lipidico sfavorevole.

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