Ets2, il diesel rischia 40 centesimi in più al litro: l'Italia prova a spostare il conto

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il prezzo del gasolio rischia di subire un'impennata fino a 40 centesimi al litro per effetto dell'Ets2, il sistema europeo che dal 2028 estenderà il mercato delle quote di CO2 anche ai carburanti per il trasporto stradale. L'allarme arriva dagli autotrasportatori, già alle prese con un costo del carburante che ha superato i 2,2 euro al litro sulla rete ordinaria, e finisce dritto sul tavolo del Governo mentre mezzo Sud Italia resta bloccato dai presidi contro il caro gasolio.

Come funziona il meccanismo che sposta il costo alla pompa

L'Ets2 non colpirà direttamente gli automobilisti o i camionisti, ma i fornitori di combustibili. Sono loro, secondo la direttiva europea, a dover acquistare e restituire le quote corrispondenti alle emissioni di CO2 generate dai carburanti immessi sul mercato. Poiché il numero complessivo delle quote disponibili diminuirà nel tempo, il prezzo della CO2 è destinato a salire e, di conseguenza, i distributori trasferiranno parte di questi oneri sui prezzi finali di benzina e gasolio.

La misura era stata concepita per entrare in vigore nel 2027, poi lo slittamento di un anno deciso in sede di revisione della legge sul clima ha spostato l'avvio al 1° gennaio 2028. Le stime di Conftrasporto-Confcommercio parlano di un impatto compreso tra 30 e 40 centesimi al litro, un intervallo che, sommandosi ai prezzi record degli ultimi mesi, potrebbe spingere il diesel oltre la soglia dei 2,50 euro.

La richiesta italiana di rinviare tutto al 2030

Il Governo italiano non ha accolto passivamente l'ipotesi di un rincaro di quella portata. Nel corso del Consiglio europeo di metà ottobre, l'Italia ha chiesto insieme a Grecia, Polonia, Cechia, Ungheria e Slovacchia di rinviare l'applicazione dell'Ets2 almeno fino al 2030, citando l'impennata dei prezzi dell'energia e le divergenze nelle tariffe elettriche tra gli Stati membri.

Le conclusioni del vertice hanno chiesto alla Commissione di aggiornare la valutazione sugli effetti del sistema, senza però concedere l'ulteriore slittamento sollecitato da Roma e dagli altri cinque Paesi. Il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, ha definito l'Ets2 una misura «paragonabile a una nuova accisa» e ha chiesto al Governo di ottenere almeno il rinvio dal 2028 al 2030, per poi proseguire il pressing su Bruxelles fino alla cancellazione della misura.

Il peso del gasolio sui bilanci delle imprese

Il settore dell'autotrasporto arriva all'appuntamento con l'Ets2 in una condizione di fragilità che rende il rincaro prospettato particolarmente temuto. Secondo i dati diffusi dalle associazioni di categoria, il gasolio incide per oltre il 40 per cento sui costi generali di un'impresa di trasporto e il prezzo è già cresciuto di più di 50 centesimi al litro dall'inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran.

Con un litro di diesel che sfiora i 2,3 euro sulle autostrade, Conftrasporto stima che una impresa su cinque rischi il fallimento entro la fine dell'anno se le condizioni non cambieranno. A pesare è anche la struttura logistica del Paese: circa il 90 per cento delle merci viaggia su strada, il che significa che un aumento del costo del carburante si trasmette rapidamente lungo tutta la filiera distributiva, dai supermercati alle industrie alimentari.

Le conseguenze sui prezzi finali e i nodi ancora aperti

L'effetto dell'Ets2 non si esaurirà nel prezzo alla pompa. Un rapporto del Centro Europa Ricerche elaborato per Confcommercio stima che l'estensione del sistema al trasporto su strada comporterà un aggravio economico per il Paese compreso tra 4,7 e 11,3 miliardi di euro annui, a seconda dello scenario di prezzo della CO2 considerato, con la quota principale a carico del diesel.

Nello scenario peggiore, il prezzo del gasolio potrebbe aumentare di oltre il 17 per cento, con un rincaro annuo di 355 euro per un'auto diesel e di 250 euro per una a benzina, mentre per un veicolo pesante che percorre 100.000 chilometri l'anno l'aggravio supera gli 8.000 euro in otto mesi. Il meccanismo prevede anche un Fondo sociale per il clima, ma le associazioni degli autotrasportatori guardano con preoccupazione al fatto che l'avvio del sistema sia stato confermato per il 2028 senza che sia stata accolta la richiesta di una proroga più lunga.

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