Il Papa ai diplomatici: «La guerra è tornata di moda, in crisi lo stato di diritto»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Rivolgendosi al Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, papa Leone XIV ha tracciato, nel suo primo discorso dell'anno, una panoramica globale tanto ampia quanto preoccupata, evidenziando come il conflitto armato sembri essere tornato, purtroppo, un'opzione praticabile e persino frequente. Un «fervore bellico», ha osservato il Pontefice, sta dilagando in diverse regioni del pianeta, alimentato dal proliferare di armi sempre più potenti e distruttive, le quali, mentre martoriano interi Paesi, erodono irrimediabilmente i diritti fondamentali delle popolazioni civili. La sua analisi, che si è sviluppata in un'argomentata presentazione di carattere geopolitico, non ha trascurato alcun angolo di sofferenza, facendosi così portavoce di un'umanità ferita e implorante pace.

Una critica all'Occidente per il suo rilancio

Nel quadro di questo esame approfondito, Leone XIV ha rivolto parole di netta critica alla cultura occidentale, le quali, tuttavia, non intendono affatto configurarsi come un congedo dalle sue radici o, tantomeno, come un sostegno alle destre «simil religiose». L'obiettivo, piuttosto, pare essere quello di stimolare un serio esame di coscienza affinché l'Occidente stesso possa ritrovare un ruolo significativo nel futuro culturale e geopolitico mondiale, un ruolo che non possa essere ridotto a mera espressione di forza. In questa linea, il Papa ha espresso con urgenza la necessità di un rinnovato disciplinamento delle relazioni internazionali, il quale sia finalmente coerente con le legittime domande e aspirazioni dei «nuovi popoli», superando definitivamente le logiche dei rapporti di forza e le pretese delle ideologie, anche quelle di stampo colonizzatore, che hanno segnato negativamente il passato.

Il silenzio mediatico su una rivoluzione in atto

Questa posizione, che continua idealmente il magistero del «venerato predecessore papa Francesco», sembra però incontrare un'insolita reticenza da parte del sistema mediatico, il quale, un tempo attento a scandinare ogni parola del predecessore, ora pare preferire la sottovalutazione o il parlare d'altro quando si tratta di Leone XIV. Accade così che interventi di alto profilo politico e geopolitico, potenzialmente scomodi, vengano ignorati o confinati in poche colonne di cronaca, mentre l'attenzione si concentra su aspetti marginali o su supposti dissidi interni, come quelli sulla liturgia in latino. Una rivoluzione silenziosa, quella avviata da papa Leone fra le mura vaticane, che non trova adeguata risonanza nonostante le sue implicazioni per il futuro dell'Occidente e del mondo intero.

Lo stato di diritto compromesso dagli orrori bellici

Il cuore del monito pontificio resta il dramma della guerra e delle sue conseguenze sulle strutture giuridiche e sociali. Laddove si combatte, ha sottolineato il Papa, i diritti umani vengono calpestati e lo stato di diritto viene gravemente compromesso, quando non del tutto cancellato, lasciando spazio all'arbitrio e alla violenza più cieca. Un elenco di nazioni devastate, che il Pontefice ha prudentemente evitato di enumerare nel dettaglio ma la cui presenza è palpabile nel discorso, testimonia la tragica attualità di questa deriva. Di fronte a questo scenario, l'invito alla pace e alla ricerca di soluzioni diplomatiche non è un semplice atto formale, ma l'unica strada percorribile per evitare che la moda della guerra diventi la norma permanente delle relazioni internazionali, con esiti catastrofici per tutti.

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