Mosca respinge l'ipotesi di tregua in Ucraina, Putin: "Non rinunceremo a ciò che è nostro"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Russia si è dichiarata contraria all’idea di una tregua temporanea in Ucraina, sostenendo che Kiev potrebbe sfruttare il periodo di pausa per rafforzare il proprio potenziale militare. A ribadirlo è stata Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, che ha accusato il presidente francese Emmanuel Macron di voler prolungare il conflitto. Le parole di Zakharova arrivano in un momento di tensione internazionale, mentre il presidente russo Vladimir Putin ha sottolineato la necessità di una pace che garantisca gli interessi strategici del Paese. “Abbiamo bisogno di una versione della pace che ci si addica e che assicuri stabilità nel lungo termine”, ha dichiarato Putin, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa russe. “Non ci serve nulla di straniero, ma non rinunceremo a ciò che è nostro”, ha aggiunto, senza entrare nel dettaglio su quali siano i confini di questa affermazione.

Intanto, a Bruxelles, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato Emmanuel Macron durante il Consiglio europeo straordinario. Zelensky ha ringraziato i leader dell’Unione per il sostegno dimostrato, mentre l’Ue si interroga su come garantire sicurezza e protezione all’Ucraina in uno scenario internazionale sempre più incerto. La preoccupazione principale è legata alla possibile elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, che potrebbe portare a un ridimensionamento del sostegno americano a Kiev. In questo contesto, i colloqui tra i leader europei si sono concentrati sulla necessità di rafforzare l’autonomia strategica del continente.

Le dichiarazioni di Putin, rilasciate durante un incontro con i dipendenti della fondazione ‘Difensori della Patria’, hanno ribadito la posizione del Cremlino: la Russia non intende cedere su quanto considera parte integrante dei propri interessi nazionali. “Dobbiamo scegliere una pace che ci soddisfi”, ha affermato il presidente russo, lasciando intendere che qualsiasi accordo dovrà passare attraverso il riconoscimento delle conquiste territoriali ottenute finora. Una posizione che, di fatto, rende complicata qualsiasi ipotesi di negoziato, soprattutto alla luce delle recenti accuse rivolte a Macron, definito come un sostenitore della continuazione del conflitto.

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