La telecamera nell’ambulanza e quello sguardo in macchina: Luca Spada e il sospetto del “buco nero”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È la mattina del 26 novembre 2025, e Luca Spada, il 27enne autista soccorritore della Croce Rossa di Forlimpopoli-Bertinoro, si trova a bordo del mezzo con un collega. Il giorno prima, su quella stessa ambulanza, un’85enne di nome Deanna Mambelli aveva subito un’embolia fatale durante un trasporto secondario, un viaggio programmato e senza particolare urgenza verso una struttura privata. L’occhio del 27enne, che già si trovava nell’occhio del ciclone investigativo per un’anomala mortalità dei pazienti affidati alle sue cure, si posa su un angolo del vano posteriore. “Lì sopra per me c’è una telecamera”, sussurra, quasi tra sé e sé, a un collega di nome Radu, mostrando un nervosismo evidente che verrà poi cristallizzato in un fotogramma finito direttamente agli atti della Procura di Forlì.

Quello sguardo diretto nell’obiettivo, un vero e proprio “camera look” che rompe la quarta parete dell’inchiesta, racconta molto più di mille parole. Il dispositivo, che i Carabinieri avevano piazzato proprio per sorvegliare i movimenti del sospettato dopo le segnalazioni anonime dei colleghi, aveva però avuto un guasto tecnico proprio durante il viaggio in cui la Mambelli perse la vita. Tuttavia, nella notte tra il 25 e il 26 novembre, la telecamera venne riattivata, riprendendo Spada mentre armeggia attorno a essa. Gli inquirenti descrivono quel comportamento come “sintomatico della viva preoccupazione di essere stato ripreso durante il compimento di atti illeciti”; una consapevolezza, quella di essere osservato, che lo spinse persino a cercare di forzare il vano con un cacciavite su tre diversi mezzi della flotta, giustificandosi poi con una collega sostenendo di essere alla ricerca di “lenzuola”.

Il modus operandi e la selezione delle vittime

Al di là del dato statistico che ha fatto scattare le indagini – su 16.552 trasporti secondari effettuati tra l’inizio del 2025 e il 30 novembre, sono stati conteggiati 8 eventi clinici “rilevanti”, 6 dei quali si sono verificati proprio mentre Spada era in servizio, con 5 decessi – gli investigatori hanno ricostruito una strategia metodica. Il 27enne, che secondo le accuse avrebbe agito dopo aver valutato la vulnerabilità delle vittime, non si limitava a guidare. Trovava sempre un escamotage per passare dal posto di guida al vano sanitario. In un caso, per avvicinarsi a un’anziana di 98 anni, disse a una collega di nome Ester di avere “male a un piede”, obbligandola a fare il cambio. In un altro, relativo a un noto sassofonista 84enne, chiese espressamente alla collega di spostarsi davanti per compilare un modulo, restando solo con il malato per circa un minuto con la scusa di “prendere i parametri vitali”.

Tra le storie di povertà e solitudine che emergono dal fascicolo, spicca quella di Mirella Montanari, 77 anni, deceduta il 24 febbraio. Sarebbe la prima delle presunte vittime. Vedova, con un figlio morto anche lui poco dopo, l’anziana viveva in condizioni di marginalità assistita dalla Caritas. Francesco Branchetti, responsabile dell’ente meldolese, ne ha raccontato la vita grama, segnata dalla malattia e dalla solitudine, senza però addentrarsi nelle questioni giudiziarie, ma restituendo il ritratto di una donna fragile che rappresenterebbe perfettamente il profilo delle persone finite nel mirino di Spada.

La reazione a caldo e il presentimento

Il comportamento di Spada nelle ore successive alla morte di Deanna Mambelli è risultato decisivo per la misura cautelare. Mentre si guarda intorno alla ricerca di quell’obiettivo che intuisce essere nascosto, il 27enne non nasconde l’ansia. “C’è una telecamera, non ti sembra?”, chiede al collega, indicando un “buco nero” nel cruscotto o nella barella. Era la prova, secondo i magistrati, che l’uomo sapesse di aver compiuto qualcosa di illecito durante il trasporto della 85enne, compatibile con l’ipotesi dell’omicidio volontario. La difesa, rappresentata dagli avvocati Marco Martines e Gloria Parigi, ha tentato di ridimensionare il gesto, spiegando che stava semplicemente “aggiustando una vite” o sistemando un componente del mezzo, ma il frame nel quale fissa dritto l’obiettivo della telecamera nascosta è diventato uno dei cardini dell’accusa.

Le intercettazioni e i rapporti esterni

Non solo le immagini, ma anche le parole hanno scavato una fossa profonda tra la versione del 27enne e la realtà processuale. In intercettazioni ambientali, Spada si lascia andare a commenti agghiaccianti sulla sofferenza degli anziani, dichiarando che sarebbe “giusto che vadano davanti al Buon Dio” e ammettendo che l’azione gli è piaciuta tanto da volerla “rifare al più presto”. Al di là degli aspetti psichiatrici o dei moventi personali, l’inchiesta sta approfondendo anche i legami di Spada con alcune imprese di onoranze funebri. Il Procuratore ha confermato che l’indagato aveva rapporti con queste realtà, menzionando in una telefonata un “casino, un bolirone che si sta alzando” e accennando a un collega come possibile socio, un fronte investigativo che resta ancora aperto mentre l’ex soccorritore si dichiara innocente e tenta di ottenere la scarcerazione.

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