Tether, la stablecoin da 186 miliardi che fa gola alla Juventus e preoccupa Francoforte
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Redazione Economia
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Il nome di Tether, che emette la stablecoin più diffusa al pianeta, risuona ormai ben oltre le piazze finanziarie e cripto, penetrando in settori insoliti come quello calcistico. In Italia, del resto, la società è conosciuta anche dal grande pubblico per il suo ingombrante ruolo di socio di minoranza della Juventus, dove detiene l’11,5% del capitale, ha un suo rappresentante in consiglio di amministrazione e un amministratore delegato, Paolo Ardoino, non troppo rispettoso delle tradizioni quando si tratta di criticare pubblicamente Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann che controlla il club. Una tensione che ha trovato un recente e concreto episodio nel rifiuto di Exor di cedere la propria quota proprio a Tether, la quale aveva avanzato un'offerta da 1,1 miliardi di euro, con la holding che ha voluto specificare, non a caso, di non voler trattare con "la società salvadoregna".
Una sede legale discutibile e un portafoglio insolito
Quell'aggettivo, "salvadoregna", getta un'ombra sulla scelta di domicilio fiscale della società, spesso associata a giurisdizioni opache, mentre il suo patrimonio, che sfiora ormai i 186 miliardi di dollari di capitalizzazione, si compone di asset tanto solidi quanto curiosi. Oltre a detenere una quantità enorme di Treasury bond statunitensi, considerati tra gli investimenti più sicuri al mondo, Tether ha infatti costruito una rete di investimenti diretti che assomiglia, per usare un'immagine, a una dispensa globale, colma di beni fisici come oro, riso e zucchero. Una strategia, questa, che mira a garantire la stabilità della sua moneta digitale, il USDT, ancorandola a riserve diversificate, sebbene la trasparenza totale su tali riserve resti un punto dolente per molti osservatori.
Il giudizio degli organismi di controllo e la risposta di Ardoino
Proprio l'opacità è uno dei cardini delle critiche mosse da istituzioni come la Banca centrale europea, la quale ha più volte lanciato moniti sugli eventuali rischi per la stabilità finanziaria globale derivanti da un'adozione massiccia delle stablecoin. Un settore che, nonostante la crescita esponenziale a oltre 309 miliardi di dollari di valore, viene ancora valutato con diffidenza, come dimostra il giudizio "constrained" o "debole" attribuito da alcune agenzie di rating. Paolo Ardoino, dal canto suo, respinge con forza queste accuse, sostenendo che Tether possiede una solidità superiore a quella di molte banche tradizionali e che gli allarmi della BCE andrebbero analizzati, a suo dire, con più rigore scientifico ed economico, svincolandoli da pregiudizi verso un mercato ancora giovane.
Come funziona l'ancoraggio di una moneta come il USDT
Il meccanismo alla base di Tether, e delle stablecoin in generale, è concepito per offrire stabilità in un ecosistema notoriamente volatile. Ogni token USDT emesso dovrebbe essere supportato da una riserva equivalente di asset, che siano valute tradizionali come il dollaro, titoli di stato o beni materiali. Questo ancoraggio, teoricamente, permette agli utenti di operare nel mondo crypto senza subire le forti oscillazioni di valore di bitcoin o ether, utilizzando un mezzo di scambio digitale che ricalca il valore di una moneta fiat. La crescita del 50% registrata dal mercato delle stablecoin nell'ultimo anno, e il suo peso passato dal 6% al 10% dell'intero universo crypto, dimostrano l'enorme domanda per questo strumento, ma pongono parallelamente interrogativi cruciali sulla sua effettiva governance e sulla sua capacità di resistere a crisi di fiducia improvvise.




