Udinese-Parma, la svolta di Cuesta: dentro Estevez, Ondrejka e Ordonez per la rimonta
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Redazione Sport
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Nel pomeriggio di sabato 18 aprile, alla BluEnergy Arena di Udine, l’anticipo della trentatreesima giornata di Serie A ha offerro spunti tattici piuttosto chiari, specialmente per quanto riguarda la gestione delle forze in campo da parte dell’allenatore del Parma, Carlos Cuesta. La partita, scattata alle 15:00, ha visto i ducali partire con un assetto preciso, ma è stata la ripresa – e le decisioni del tecnico spagnolo – a ridisegnare le traiettorie offensive della squadra ospite. Se l’Udinese, spinta dal proprio pubblico e forte di un ritrovato equilibrio, provava a fare la partita, Cuesta studiava la mossa giusta per cambiare l’inerzia di un match che sembrava incanalarsi sui binari della fisicità friulana.
I cambi che cambiano il volto all'attacco
E così, al sessantaseiesimo minuto, ecco la tripla sostituzione voluta da Cuesta: fuori Bernabé e Strefezza – due dei giocatori tecnicamente più dotati ma forse un po’ appannati nella gestione della pressione avversaria – dentro Ondrejka e Ordonez. Un segnale inequivocabile di voler ringiovanire la manovra e cercare maggiore profondità. Non è finita lì, perché poco dopo, al settantatreesimo, il tecnico del Parma ha deciso di levare dal campo Nicolussi Caviglia – che fino a quel momento aveva provato a imbrigliare le trame di gioco bianconere – gettando nella mischia Estevez. L’obiettivo era chiaro: recuperare quel pallone più velocemente e ripartire con maggiore cattiveria, magari sfruttando la velocità dei nuovi innesti per sorprendere una difesa locale che fino a quel momento, come Okoye tra i pali, aveva dimostrato una certa sicurezza.
L'occasione sfumata e il giallo per Zaniolo
Prima di questi stravolgimenti, però, il match aveva avuto un altro volto. La cronaca dei minuti centrali, intorno alla mezz’ora, ci restituisce l’immagine di un Parma che cercava di colpire in ripartenza. Al cinquantaseiesimo, Strefezza aveva provato a rendersi pericoloso dal limite: il suo controllo e la successiva conclusione, seppur smorzata da un difensore, hanno costretto Okoye a un intervento in alzata sopra la traversa. Qualche istante dopo, è toccato a Elphege – entrato nel frattempo per sostituire un Pellegrino probabilmente non al top – sciupare una ghiotta occasione da due passi, non riuscendo a ribadire in rete una respinta non proprio impeccabile del portiere avversario. Dall’altra parte, l’Udinese premeva; una percussione centrale di Atta – capace di saltare due uomini in un fazzoletto di campo – si è infranta sulla sicurezza del portiere Suzuki, mentre al settantesimo l’arbitro Di Marco ha estratto il giallo per Zaniolo, reo di una scivolata in ritardo su Ondrejka, un intervento che sapeva più di frustrazione che di reale pericolo.
Gol memorabile e gestione finale del match
Il copione sembrava scritto per uno 0-0, almeno fino al momento in cui la qualità individuale non ha preso il sopravvento. Al cinquantaduesimo, è arrivato quello che i tabellini hanno definito un "gol memorabile" di Nesta Elphege: un episodio che ha spaccato in due la partita e costretto l’Udinese a scoprirsi ulteriormente. Da lì in poi, la regia della sfida è cambiata. L’arbitro ha lasciato correre su un paio di contatti in area – come quello al settantesimo che vedeva Keita cadere in duello con Ehizibue – lasciando intendere una linea di gioco piuttosto permissiva per quanto riguarda il contatto fisico. Cuesta, dal canto suo, ha completato l’opera con gli ultimi cambi: fuori Piotrowski e Kamara, dentro Gueye e Arizala per blindare la mediana e gestire l’aggressività finale dei bianconeri, che sui calci d’angolo – come nell’occasione in cui Kristensen ha staccato di testa mandando alto – hanno provato fino all’ultimo a impattare la gara, senza però riuscire a bucare una difesa ducale ormai ben assestata sulla linea del fuorigioco e sulla reattività di Suzuki.




