La famiglia nel bosco, la giudice Angrisano spiega: «Abbiamo tutelato i minori»
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Redazione Interno
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«Noi abbiamo applicato delle regole giuridiche, contemperate, dopo aver fatto dei tentativi di un bilanciamento tra interessi e diritti sempre volto nell'ottica degli interessi del minore». Con queste parole, chiare e decise, la presidente del tribunale per i minori dell'Aquila Cecilia Angrisano ha illustrato i principi che hanno guidato la complessa vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco” di Palmoli. La decisione, che ha portato all'allontanamento temporaneo dei tre bambini dai genitori dopo un'istruttoria durata un anno, è stata descritta dalla magistrata come un percorso obbligato, laddove la collaborazione della famiglia non sia apparsa sufficiente a garantire i diritti fondamentali dei figli. «Si cerca di trarre la via che è quella più vicina a quel diritto principale, universale che è quello del bambino alla felicità», ha specificato Angrisano, sottolineando come l'obiettivo ultimo resti quello di una serena vita familiare, qualora le condizioni lo consentano.
Le polemiche e la difesa dell'Anm
L'ordinanza, che ha sospeso la patria potestà, ha scatenato un dibattito pubblico acceso e, su alcuni fronti, particolarmente violento, con la magistrata divenuta oggetto di pesanti attacchi sui social network. È in questo clima che si è inserita l'Associazione nazionale magistrati, esprimendo piena solidarietà ai colleghi abruzzesi attraverso un'assemblea straordinaria tenutasi a L'Aquila. All'incontro, presente anche il vicepresidente nazionale Marcello De Chiara, è stata ribadita la necessità di tutelare l'operato dell'autorità giudiziaria da critiche ritenute strumentali. L'Anm ha rivolto un appunto diretto al ministro della Giustizia Carlo Nordio, il quale aveva annunciato una possibile ispezione pur ammettendo di non conoscere il contenuto del provvedimento: «Conosciamo le sue prerogative, ma ci piacerebbe una maggiore cautela e che non si perda mai di vista la complessità di questa vicenda».
La replica alle critiche della politica
Le reazioni del mondo politico non si sono fatte attendere, suscitando a loro volta una precisa replica da parte dell'associazione di categoria. Riferendosi alle dichiarazioni di Matteo Salvini, l'Anm ha osservato come «bisognerebbe evitare di alimentare polemiche che a volte sembrano solo strumentali e che soprattutto banalizzano la complessità di una vicenda che è oggettivamente complicata». Il richiamo è stato quello di considerare la delicatezza delle valutazioni tecniche compiute dai giudici, le quali, come spiegato dalla stessa Angrisano, si fondano su una lunga istruttoria e su ripetuti tentativi di coinvolgere i genitori prima di adottare una misura così drastica. La vicenda giudiziaria, del resto, verte su dinamiche che toccano il nucleo dei diritti dell'infanzia, un terreno in cui le semplificazioni rischiano di essere fuorvianti.
Il principio guida: l'interesse del minore
Al di là delle polemiche, il fulcro della questione rimane l'interpretazione e l'applicazione concreta del superiore interesse del minore, principio cardine che orienta l'azione del tribunale. La giudice Angrisano ha tenuto a ribadire che ogni passo compiuto è stato ponderato per cercare «la collaborazione dei genitori perché loro stessi riescano ad attuare quei diritti». Solo di fronte all'evidenza che tale disponibilità a migliorare le condizioni dei figli non fosse sufficiente, si è proceduto all'allontanamento, definito come momentaneo. Una scelta descritta non come una punizione, bensì come un atto di protezione necessario, l'unico ritenuto idoneo, in quel frangente, a garantire quei diritti alla serenità e alla felicità che spettano a ciascun bambino.




